BRESCIA – Omicidio al Copacabana: niente appello, scaduti i termini

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La vicenda giudiziaria finalizzata a render giustizia all’albanese Shpetim Cupa, morto il 23 febbraio del 2010 nel locace Copacabana, è destinata ad esaurirsi. Assolto in via definitiva Roland Dedja, il 29enne albanese finito sul banco degli imputati con l’accusa di omicidio.

1964911038Nell’ambito del giudizio di primo grado che, per via della gravità del reato, s’è svolto dinnanzi alla Corte d’Assise di Brescia, giudice competente per il reato di omicidio, l’albanese era stato dichiarato innocente. Non soddisfatta dell’esito del procedimento, la Procura ha deciso di impugnare la sentenza per promuovere giudizio d’appello. Nel corso della prima udienza, però, l’avvocato di Dedja, Maurizio Cacaci, ha eccepito la circostanza che al momento della presentazione del ricorso da parte della Procura i termini erano in realtà scaduti di un giorno. La legge italiana prevede infatti che per evitare il passaggio in giudicato di una sentenza, e quindi evitare che divenga definitiva, c’è la possibilità di impugnarla, ma al tempo stesso la legge prevede dei termini perentori per la presentazione del ricorso. Nel caso di specie, i termini per la presentazione del ricorso in appello erano scaduti. Un errore di calcolo in virtù del quale Dedja deve considerarsi assolto in via definitiva. E alla luce del principio accolto nel nostro ordinamento giuridico del ‘ne bis in idem’, principio per cui nessuno può essere processato due volte per lo stesso fatto, l’albanese può tirare un sospiro di sollievo, dato che la sentenza di primo grado è ormai passata in giudicato.

L’albanese si trova comunque in carcere a Parma perché nel luglio del 2010 era evaso dal carcere di Pisa dove era detenuto per un altro reato e una volta uscito aveva messo a segno una rapina per impossessarsi di un’auto con la quale tentare la fuga.