Pro Lombardia: allarme sostanze nell’acqua di Brescia

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Abbiamo ricevuto in redazione e pubblichiamo una nota di Alfredo Gatta, attivista di Pro Lombardia Indipendenza, che si sofferma sulla qualità dell’acqua di Brescia dopo i casi di cromo esavalente dei giorni scorsi.

Giovedì 17 ottobre nella Commissione ambiente del Consiglio comunale di Brescia si è parlato di qualità dell’acqua nella nostra città. Di fronte alla Commissione consiliare, i rappresentanti di A2A (Rossetti e Tomasoni) hanno dovuto spiegare le modalità attraverso le quali viene gestito e controllato l’acquedotto di Brescia e illustrare i risultati delle analisi più recenti sulla concentrazione degli inquinati nella nostra acqua. Questo incontro si è reso necessario a seguito di una crescente preoccupazione da parte della cittadinanza, organizzata anche in comitati spontanei, riguardo le continue voci di un forte grado d’inquinamento dell’acqua che ingeriamo e che usiamo per la nostra igiene personale. Pro Lombardia Indipendenza non è certo un movimento che vuol cavalcare facile allarmismi per tornaconto personale salvo poi abbandonare la questione quando essa non è più sotto i riflettori mediatici.

Rubinetto acquaA noi interessa mettere in evidenza i problemi che colpiscono i Lombardi tutto l’anno e rischiano di comprometterne il futuro e non mollare mai fino a quando non riteniamo che ci sia un sufficiente grado d’informazione o che la situazione non sia risolta in maniera soddisfacente. A2A ha effettivamente ammesso la presenza nell’acqua di Brescia principalmente di composti organo-alogenati e di cromo (provenienti da attività industriali), di nitrati e antiparassitari (provenienti da attività agricole), di ferro, manganese, arsenico, idrogeno solforato e ammoniaca (provenienti da fattori naturali). Tuttavia A2A, basandosi sui dati rilevati nel corso del 2012, ha  dedotto che la situazione non è cambiata rispetto a due anni fa, rimanendo ampiamente entro i limiti di legge stabiliti dal Dlg 31/01.

Per quanto riguarda gli elementi inquinanti oggetto di recente attenzione e dibattito come il PCB e il Cesio 137, A2A ha dichiarato di  non aver mai rilevato (neppure in traccia) loro presenza nell’acqua che beviamo, invece  per il cromo esavalente, altro oggetto di denuncia mediatica, sono stati  divulgati in maniera criptica e ambigua e lasciati scivolare come semplici numeri dei valori che parlano di una sua concentrazione a volte inferiore ai 10 e a volte poco superiore ai 20 microgrammi/litro senza però darne una qualsiasi interpretazione (come mai?). Quindi tutto a posto? La preoccupazione della cittadinanza bresciana è ingiustificata? Assolutamente no, abbiamo dei seri dubbi a proposito. Proviamo infatti a contraddire le conclusioni di A2A avvallate dall’assessore Fondra, prendendo per buono quanto detto all’incontro ma incrociandolo e integrandolo con altre informazioni e conoscenze provenienti da nostre fonti serie e attendibili.

Ammettiamo quindi l’ipotesi sostenuta della totale mancanza di PCB e Cesio 137 nelle nostre acque ma partiamo dal primo dato incontrovertibile: dai rubinetti della zona sud-ovest di Brescia (quella tra via Dalmazia e il Villaggio Sereno), della zona nord-ovest (quella tra via Triumplina e l’Ospedale Civile) e della bassa Valtrompia scende acqua con una certa concentrazione di  cromo esavalente. La sua presenza, come ammesso da A2A attraverso i dati ASL, si aggira intorno ai 10-13 microgrammi per litro. Lo Stato italiano parla di limite massimo di 5 microgrammi per litro per l’acqua di falda che si alza a 50 per quella che scende dal rubinetto di casa nostra. Questo limite specifico per il cromo in generale è stato stabilito dall’Unione Europea 15 anni fa ma ad oggi nessuno Stato membro ha mai considerato un livello apposito per il cromo esavalente molto più tossico per l’organismo. Inoltre per l’Organizzazione Mondiale della Sanità la concentrazione di cromo nelle acque destinate al consumo umano deve essere di norma inferiore ai 2 microgrammi per litro.

Fa impressione il fatto che lo stato della California ha abbassato nel 2011 il valore guida del cromo esavalente negli acquedotti da 0,06 a 0,02 microgrammi per litro ovvero una soglia 500 volte inferiore a quella presente a Brescia. Di conseguenza possiamo affermare senza timore che i limiti di legge usati dalla Stato italiano sono troppo permissivi. Ricordiamo che in generale la maggior parte dei composti del cromo esavalente sono irritanti per gli occhi, per la pelle e per le mucose, e un’esposizione cronica ad essi può causare danni permanenti agli occhi, se non adeguatamente curati. Nel nostro caso specifico l’ingestione di liquidi contenenti cromo provoca gravi gastroenteriti, con possibile danno epatico e renale. Il cromo esavalente è inoltre un famoso agente cancerogeno per l’uomo infatti è responsabile del carcinoma dei seni paranasali e del polmone. Per quanto riguarda invece una possibile soluzione politica a un problema ambientale tanto delicato che si somma ai tanti altri che costituiscono la cosiddetta “bomba ecologica” bresciana di cui abbiamo in altre occasioni parlato è inutile specificare la nostra completa sfiducia nei confronti dello Stato italiano da cui vogliamo separarci e delle amministrazioni locali corresponsabili di un simile disastro.

La proposta ventilata dall’assessore Fondra durante l’incontro della Commissione ambiente di costituire un “osservatorio” con funzioni di  sentinella dentro A2A ci pare quanto meno ridicola: che senso avrebbe costituire un osservatorio che osservi gli osservatori per il semplice fatto che non ci si può più fidare di nessuno? Forse è solo un modo per far pagare con i soldi dei Lombardi qualche nuovo stipendio pubblico? Il Comune con il suo 27,5% di azioni dovrebbe obbligare A2A a svolgere le sue funzioni “sociali” a servizio della comunità bresciana senza aumentare i ulteriormente i costi per i già tartassati Bresciani. Forse la soluzione più idonea sarebbe coinvolgere l’Università Studi di Milano, che ha sviluppato sul tema competenze molto avanzate, e la categoria dei geologi bresciani per lo studio e lo sviluppo di un progetto condiviso da portare attraverso la Regione all’attenzione della Comunità europea al fine d’accedere ai famosi finanziamenti europei per le bonifiche, unica minima speranza per provare a venire a capo dei nostri grandi problemi ambientali provando ad aggirare le ganasce di uno Stato italiano che ci sta portando al collasso economico e al disastro ambientale.