BRESCIA – Novità per detraibilità Iva su fatture per operazioni inesistenti

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Quando un’azienda compra realmente merci o servizi da un soggetto, ma riceve fattura da un altro, se quest’ultimo sparisce senza versare l’Iva si ha la cosiddetta “frode carosello”. Il meccanismo è attuato mediante vari passaggi di beni, in genere provenienti ufficialmente da un Paese dell’Unione europea, al termine del quale l’impresa italiana acquirente detrae l’Iva senza che il venditore compiacente l’abbia versata. Solitamente s’introduce un soggetto italiano (prestanome e nullatenente) nell’acquisto di beni tra un soggetto comunitario (reale venditore) e un altro italiano (reale acquirente). Quest’ultimo ufficialmente risulta però aver acquistato dal prestanome, che emette una fattura con Iva ma non la versa, mentre l’acquirente (compiacente) la detrae. La denominazione “carosello” deriva anche da un ultimo fattore: spesso l’ultimo soggetto non immette il prodotto sul mercato ma “fa ripartire il giro”, vendendo la merce al primo venditore UE, con altrettanti passaggi “cartolari” di operazioni fittizie.

frode caroselloIn passato la giurisprudenza era costante nel ritenere l’Iva indetraibile per inesistenza soggettiva dell’operazione (da ultimo Cass. n. 29061/2013), con responsabilità penale inevitabile per l’acquirente in contabilità semplificata. Ora, invece, la magistratura ammette che l’acquirente in buona fede abbia diritto alla detrazione dell’Iva, dal momento che non può essere ritenuto responsabile del comportamento illegittimo dei suoi fornitori (Cass. n. 20777/2013): spetterà poi al Fisco dimostrare che l’acquirente era consapevole di ricevere fattura da una “cartiera” (Comm. Trib. Reg. di Milano, sent. n. 92/45/13) e provare l’infondatezza della fattura emessa, magari tramite prove testimoniali nel contenzioso tributario che dimostrano l’assenza dei macchinari/mezzi di produzione (Cass. 2/10/2013 n. 22519, oppure tramite lo scostamento dagli studi di settore del reddito d’impresa (Cass. n. 17428/2013). La deducibilità dei costi da fatture per operazioni inesistenti – introdotta dal decreto semplificazioni 2012 – non comporta la depenalizzazione del reato (Cass. n. 25792/2013). In ogni caso spetta al Fisco l’onere della prova dell’inesistenza di fatture, fornendo elementi che dimostrino in modo certo e diretto che l’operazione commerciale contestata non sia mai stata posta in essere (Cass. n. 17959/2013).