SAREZZO – Biomasse e ragioni del No. “Trovare altre soluzioni”

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Buona partecipazione di pubblico ieri a Ponte Zanano per l’incontro organizzato dal Cossav (Comitato spontaneo salute e ambiente della Valtrompia) dedicato alle centrali a biomasse. A illustrare alla platea quali sono le carattestiche di questi impianti e quale effetto avrebbero sulla salute ci hanno pensato Celestino Panizza, medico del lavoro per l’Associazione Medici per l’Ambiente-ISDE-Italia, Michele Corti, docente di Zootecnia di montagna all’Universita’ di Milano e presidente di Terre Nostre dei comitati “No biogas no biomasse” e Massimo Cerani esperto di gestione dei rifiuti, sistemi di riciclaggio e di energie alternative. Panizza ha sottolineato nel suo intervento come i più a rischio dalle esalazioni e dall’impatto ambientale del biogas sarebbero i bambini: mangiare, bere e respirare vuol dire per loro assumere queste particelle più di un adulto. E le ultime statistiche diffuse nella tavola rotonda dimostrano un aumento del 2% in Italia dei tumori proprio nei bambini fino a 14 anni.

BiomasseBrescia è la terza città più inquinata in Europa, e una delle principali fonti sarebbero le micro particelle di polvere, come quelle che si ottengono nei processi di lavoro delle centrali a biomasse. A questo, come è stato trattato nell’incontro, si aggiunge il collegamento tra l’aria inquinata e l’aumento della mortalità nel caso di malattie cardiovascolari e respiratorie, associate al tumore ai polmoni e calo delle capacità cognitiva nei bambini. Quali soluzioni, allora, trovare per produrre energia? Per Panizza, partire dalle biomasse non risolve il problema dei combustibili, ma è necessario puntare sulle fonti alternative. Michele Corti, invece, ha puntato il dito contro i Comuni che rilanciano le centrali a biomasse per rimpolpare le casse. Il cippato, materiale in uso in questi tipi di impianti, sarebbe di scarsa qualità secondo l’esperto e il tanto divulgato teleriscaldamento, secondo gli addetti ai lavori, rischia di diventare controproducente se collegato a una centrale a biomasse perchè c’è bisogno di produrre energia tutto l’anno. Da non dimenticare, come è stato diffuso nell’incontro, il fatto che questi tipi di impianti siano diventati un business grazie a incentivi previsti per vent’anni e assunti aumentando l’importo in bolletta.

Documento biomasse“La pianura Padana è una camera a gas – ha detto Corti – e i politici devono ascoltare i comitati che rilanciano soluzioni alternative”. Entrando nei dettagli tecnici di questi impianti, le biomasse da cui trarre energia possono essere prodotti, sottoprodotti o rifiuti. I primi sono le coltivazioni dedicate e utilizzate per motivi energetici e i secondi sono quelli previsti dal progetto per la centrale a biomasse di Gardone Valtrompia. In pratica, sono rifiuti da cucina, ristorazione, potature, ramaglie e carcasse di animali macellati da usare nella combustione. E nelle biomasse classificate come rifiuto, secondo il decreto del 6 luglio 2012 che ha rilanciato gli incentivi per produrre energia elettrica da fonti rinnovabili, rientrano molti scarti, compresi gli pneumatici.

La centrale prevista in costruzione a Gardone, nella località di Cornelle, secondo gli esperti che hanno visionato l’autorizzazione provinciale, sarebbe un grosso impianto industriale e con un ampio impatto sull’ambiente, anche per i 1.200 trasporti l’anno con cui fornire materiale alla centrale. “Quando si vuole realizzare un progetto di 6-7 milioni di euro – ha detto Cerani – bisogna confrontarsi con i cittadini e valutare alternative e soluzioni tecnologiche alla combustione che invece peggiora la qualità dell’aria. La centrale di Gardone porterebbe a emissioni di polveri fini e ultrafini e quindi a peggiorare le condizioni della Valtrompia”. Massimo Cerani ha anche chiesto al Comune gardonese di valutare tecnologie alternative al teleriscaldamento, come può essere il solare termico.