TRENTO – Prorogata la mostra “Trentini nell’Egeo” allo Spazio Sas

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È stata prorogata fino al 6 gennaio la mostra fotografica “Trentini nell’Egeo. Da Giuseppe Gerola ai boscaioli della Val di Fiemme”, allestita al S.A.S.S. Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas, a Trento, sotto piazza Cesare Battisti. La mostra, che sta riscuotendo notevole interesse da parte del pubblico, è tratta dal volume “Gli uomini del legno sull’isola delle Rose. La vicenda storica del villaggio italiano di Campochiaro a Rodi 1935-1947” di Renzo Maria Grosselli e del Comitato familiari degli emigrati fiemmesi a Rodi (Curcu & Genovese editore). L’iniziativa, coordinata dall’Ufficio Beni archeologici della Provincia autonoma di Trento, vede il sostegno del Comune di Cavalese, della Magnifica Comunità di Fiemme e della Comunità territoriale della Val di Fiemme.

indexLe immagini esposte negli spazi dell’antica Tridentum romana raccontano la storia dell’emigrazione di un gruppo di boscaioli e segantini fiemmesi che nel 1935 giunsero sull’Isola di Rodi, Protettorato italiano. Una vicenda sconosciuta ai più, ricostruita grazie ad una minuziosa ricerca storiografica e alla raccolta di testimonianze verbali, scritti, racconti e fotografie. La mostra si apre con un omaggio a Giuseppe Gerola, archeologo e studioso roveretano, che con lo stesso spirito pioneristico, nel 1912, vent’anni prima dell’emigrazione dei boscaioli fiemmesi, approdò nel Dodecaneso su incarico del Ministero della Pubblica Istruzione. Profondo conoscitore della cultura greca, accostò allo studio un’intensa attività di raccolta e schedatura di materiale culturale con lo scopo di elaborare progetti concreti per la salvaguardia e il restauro di monumenti e testimonianze archeologiche.

Nel 1935 le famiglie fiemmesi si stabilirono a Rodi nel paese di Campochiaro, creato per loro dal governatore italiano Mario Lago, affinché si occupassero della coltivazione delle locali foreste, depauperate nel corso degli ultimi secoli. Una emigrazione che, nelle intenzioni della maggioranza dei trentini, doveva essere definitiva. Ma la “Grande Storia” aveva deciso altrimenti. Il Dodecaneso, a partire dalla fine del 1936, divenne un avamposto “strategico” del nuovo impero italiano e con l’entrata in guerra dell’Italia fu stretto nella morsa navale e aerea degli inglesi con continui bombardamenti e scarsità di viveri. Una parte dei trentini scelse di rientrare nella propria terra nel 1939, altri nel 1943, quando l’Arcipelago passò sotto lo spietato controllo dell’esercito tedesco. Con la sconfitta dell’Italia, e dopo due anni di amministrazione inglese, il Dodecaneso passò sotto l’amministrazione greca e le famiglie trentine dovettero lasciare l’isola. Le ultime fecero rientro in patria nel 1947. Campochiaro, ora abitata da famiglie greche, cambiò nome e divenne Eleoussa. A partire dagli anni ‘80 nacque in Val di Fiemme un flusso di turismo verso Rodi, fatto di ex emigrati e di loro figli e nipoti che, nei decenni, avevano trasformato in un «mito» le vicende di quella emigrazione.