ALTA VALCAMONICA – Comuni scippati dallo Stato: impossibile far quadrare i conti

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Grande sconforto per i sindaci di Corteno Golgi, Temù e Ponte di Legno, che si trovano costretti a fare i conti con bilanci comunali caratterizzati da entrare sempre più rosicate, che non consentono di eliminare i balzelli presenti. Non solo: i tre sindaci si dicono preoccupati anche di non riuscire a saldare stipendi e fatture.

Tasse-300x300Entro la fine dell’anno, infatti, i Comuni dell’Alta Valcamonica dovranno restituire allo Stato una somma complessiva di 800mila euro. In alternativa potranno rinunciare ad introiti futuri per un equivalente importo. Un colpo che rischia d’essere fatale, tant’è che i sindaci avrebbero voglia di restituire la fascia affidando gli enti locali e la loro gestione a Roma. Le amministrazioni di Corteno Golgi, Temù e Ponte di Legno sono infatti finite tra le 380 che, in virtù del patto di stabilità e delle anticipazioni pro Stato che questo prevede, dovranno rendere denaro alle casse centrali.

Martino Marinotta, il primo cittadino di Corteno Golgi, spiega che da due anni il Comune, che dovrà rendere allo Stato  440mila euro, non riceve un centesimo. Il più arrabbiato è Roberto Menici, sindaco di Temù,  ente che dovrebbe restituire la somma di 226mila euro. In modo provocatorio dice che vorrebbe vedere i “signori di Roma” al suo posto e definisce “scandalosa” la situazione. Con 147mila euro di debito verso lo Stato, il Comune di Ponte di Legno, guidato da Aurelia Sandrini, rischia di cadere in una situazione debitoria insostenibile. La prima cittadina ha infatti spiegato che la cifra scippata al suo Comune sarà ben dieci volte superiore rispetto a quanto pubblicato in via previsionale sul sito ministeriale.