GARDONE – Cassazione assolve la Beretta, pratica lecita sulle armi

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Non luogo a procedere nei confronti del presidente Ugo Gussalli Beretta e dei dirigenti della Fabbrica d’Armi di Gardone Valtrompia. A dare la parola fine al processo durato nove anni, e che ha visto le parti imputate per detenzione illecita e commercio di armi, ci ha pensato la Corte di Cassazione che pochi giorni fa ha rigettato il ricorso presentato dalla Procura di Brescia dopo la sentenza del novembre scorso del Gup per “non luogo a procedere” nei confronti proprio del presidente Beretta.

Operaio BerettaLa vicenda era nata nel 2004 quando una dipendente era stata denunciata dalla sua azienda e poi arrestata per un furto di armi nel settore dove lavorava. Da lì partirono i controlli degli inquirenti che scoprirono anche diverse irregolarità nei registri di vendita e di scarico della merce.

L’inchiesta si è poi sviluppata oltreoceano quando l’intelligence americana trovò tra le armi in dotazione ad alcuni ribelli nella guerra in Iraq, anche 16 pistole 92S prodotte proprio dalla Beretta. La Procura di Brescia, tramite i pm Francesco Piantoni e Antonio Chiappani, avevano approfondito la vicenda notando come le armi in possesso degli iracheni risultassero a carico del Ministero dell’Interno italiano.

In pratica, la Beretta, dopo aver venduto le armi al Viminale, le ha riacquistate in cambio di altre usate e poi di nuovo vendute a un mediatore della Gran Bretagna nell’ambito di un più vasto carico di merce e dove sono state trovate proprio le pistole usate. Una condotta illecita, secondo i due pm, quella del Ministero che aveva rivenduto le armi alla fabbrica gardonese e quindi avevano portato il caso in Procura.

Ma il giudice per le udienze preliminari di Brescia, Luciano Ambrosoli, nel novembre del 2012 aveva invece giudicato la pratica regolare. Di fronte a questa sentenza, la Procura aveva poi presentato il ricorso alla Suprema Corte di Cassazione che pochi giorni fa l’ha rigettato e chiuso definitivamente il processo.