Leggi speciali per i tifosi saranno anche nella società civile?

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Abbiamo ricevuto in redazione e pubblichiamo la lettera di Giorgio Veneziani, un attivista di Pro Lombardia Indipendenza che parla di curve chiuse negli stadi per colpa dei cori discriminanti e facendo paragoni con la società civile.

In questi giorni si è parlato molto (troppo?) della questione dei cori cantati negli stadi. La giustizia sportiva ha voluto colpire con la chiusura le curve che si son rese protagoniste di cori di “discriminazione territoriale” ovvero gli sfottò che da sempre le tifoserie si scambiano alle partite. Questo è solo l’ultimo provvedimento che ha colpito il tifo organizzato e va ad aggiungersi alla tanto contestata tessera del tifoso, al divieto di introdurre fumogeni, tamburi e megafoni e alle diffide inflitte senza un regolare processo. Insomma, un intervento dello Stato che, con la scusante di eliminare le frange violente dagli stadi, si è trasformato in una caccia alle streghe.
Interessante a mio modo di vedere come certi provvedimenti vengano presi in un momento a dir poco delicato dal punto di vista economico e sociale. Oggi come non mai lo stato italiano è sull’orlo del fallimento con un debito pubblico che supera i 2mila miliardi di euro (secondo in Europa solo dopo quello greco), sei milioni di disoccupati, welfare sempre più inefficiente, stipendi più bassi e tasse più alte d’Europa.

Pro Lombardia logoCi sono tutti i presupposti per una crisi ancora più grave di quella in atto dal 2009 e che potrebbe colpire gran parte della società civile. Detto questo sorge allora il dubbio che ci sia un disegno ben preciso da parte del sistema di demonizzare agli occhi del cittadino medio e di mettere a tacere chiunque esprima dissenso o che potrebbe farlo. Basti pensare quanto succede col movimento No-Tav il quale da anni si batte contro questo progetto in modo serio, intelligente e pacifico col supporto degli enti locali e della maggioranza della popolazione della Val Susa, ma che i media presentano come pochi facinorosi appartenenti a un’area politica ben precisa buoni solo a scontrarsi con le forze dell’ordine. Questa macchina del fango ottiene purtroppo ancora buoni risultati. Il cittadino medio che riceve le informazioni da tv e giornali maggiori, i quali appositamente non approfondiscono le tematiche e che non s’interessa o fatica a reperire  altre fonti (Italia 57° nella classifica mondiale della libertà di stampa), si fa l’idea che chi protesta lo faccia nel modo o per un motivo sbagliato e che comunque non sia giusto, a prescindere, porsi al di fuori dallo schema dal quale da anni è stato indottrinato.

Ma se la crisi ipotizzata in precedenza dovesse manifestarsi, a protestare nelle piazze ci saranno pensionati, operai, artigiani, disoccupati e imprenditori e secondo voi quale sarà la risposta dello Stato? La stessa che fino ad ora ha riservato ai già citati No-Tav, agli ultras, ai centri sociali e a tutti quelli che fino ad ora hanno manifestato il loro dissenso a questo Stato o sistema che dir si voglia, ovvero la repressione con leggi speciali, le manganellate e i lacrimogeni. Qualcuno di voi potrà obiettare che certi trattamenti sono riservati solo a chi protesta in modo violento ed è forse vero, ma allo stato attuale delle cose, in un paese dove i cittadini stanno perdendo sempre maggior sovranità, dove il sistema democratico più diretto che è il referendum è stato riservato a quesiti marginali (nessuno ci ha chiesto nulla su Ue o Euro per esempio) o palesemente aggirato e ignorato, dove si vota e ci si ritrova lo stesso governo del mese prima, dove figure come il presidente della repubblica, i magistrati e la corte costituzionale non sono elette dal popolo, dove il ministro dell’interno afferma che un’opera deve essere eseguita solo perché sia decisa “dallo stato sovrano”, cosa ci resta da fare?

Una cosa, cari lombardi, resta da fare ed è andarcene da questo Stato, andarcene dall’Italia. Iniziare a lavorare tutti quanti per spiegare come la soluzione alla maggior parte dei nostri problemi economici e sociali sia l’indipendenza della Lombardia per creare uno Stato federale sul modello di quello svizzero dove i cittadini possono esprimersi in modo vincolante tramite referendum sia su tematiche che vanno dal problema del piccolo comune a quelle maggiori come potrebbe essere appunto la Tav. Non ci resta che scegliere: o morire da servi in Italia o vivere da cittadini sovrani in una Lombardia Indipendente.