LONATO – Conferenza sul Biogassificatore: buona la prima al PalaSport

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Sugli spalti del “vecchio” palazzetto di Lonato, più di seicento persone hanno accolto e sostenuto i relatori della prima assemblea sui biogassificatori e le criticità ambientali. Motivo dell’interesse il progetto, sulla cui fattibilità si esprimerà la Provincia, di realizzare un megaimpianto per lo smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi con l’inserimento di una “linea per la produzione di energia elettrica da cofermentazione anaerobica da fanghi di depurazione e altre matrici organiche”. In termini più semplici: una centrale biogas finalizzata allo smaltimento di 210.000 tonnellate di fanghi per la produzione di 3 Megawatt di energia elettrica.

Pace
Alberto Pace, presidente del Comitato Campagnoli

La principale criticità di un impianto di biogassificazione si nasconde dietro alla varietà nomi con cui può essere chiamato – ha spiegato Alberto Pace, presidente del Comitato Campagnoli – Purtroppo in Italia abbiamo spesso la brutta abitudine di usare la nostra bellissima lingua per addomesticare il nome di alcuni processi cercando di collegare al nome un’immagine positiva. Un biogassificatore, un biogas, un biodigestore, un cofermentatore non sono altro che sinonimi, ma chiamandoli così si cerca di spostare l’attenzione verso quella parte del processo in cui viene generato il gas, senza però dare indicazioni su come questo gas viene utilizzato. Per convertire il gas in energia elettrica e calore, questo viene bruciato all’interno di motori a scoppio, con conseguenti emissioni da combustione, rese energetiche molto basse, tecnologia di 100 anni fa. Poco bio e per nulla eco, insomma.

Ruzzenenti
Il Prof. Marino Ruzzenenti, storico ambientale

La condizione dell’aria in Pianura Padana è incompatibile con impianti di combustione aggiuntivi, per di più inutili. Viviamo praticamente in una camera a gas – ha aggiunto il Prof. Marino Ruzzenenti – Secondo una ricerca del Politecnico di Milano, l’esposizione a livelli elevati di PM10 per 7 giorni provocherebbe la riprogrammazione del Dna con probabili effetti sullo stesso genoma umano. L’ozono attacca i tessuti dell’apparato respiratorio anche a basse concentrazioni, possono sussistere anche danni derivati da ripetute esposizioni di breve durata, come l’accelerazione del naturale processo d’invecchiamento della funzione polmonare. Se dobbiamo ridurre le emissioni e le combustioni, ed esiste una direttiva Europea in merito, ha senso un impianto del genere?

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Il Prof. Michele Corti, Presidente di Terre Nostre

Dello stesso parere anche il Prof. Michele Corti, che nel suo intervento ha sottolineato come, a livello di stampa e di opinione pubblica, si stia finalmente diffondendo la consapevolezza che le biomasse siano tutt’altro che una “soluzione verde”. E se “in Cina possono fare in modo più economico non solo le pentole ma anche cose molto più sofisticate, non potranno mai imitare un patrimonio come il Lago di Garda. Un patrimonio che si può perdere solo se si continua ad inquinare e cementificare acque, rive e retroterra”.

A margine della conferenza, il parere dei tecnici ha trovato corrispondenza e consolidamento in quello politico. I rappresentanti delle amministrazioni di Lonato, Desenzano, Calcinato, Padenghe e Castiglione sono intervenuti per confermare l’impegno a sostenere il Comitato Campagnoli e a far rispettare la volontà dei cittadini da loro rappresentati. Abbandonati colori e spogliati dei simboli, gli amministratori si sono ritrovati uniti nella tutela del bene più prezioso di ogni comunità: il territorio. Insomma, se il buon giorno si vede dal mattino, stavolta è lecito avere speranza nel futuro.

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