BRESCIA – Infortunio mortale a Botticino, Cgil: “Sensibilizzare”

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Un altro lavoratore è rimasto vittima di infortunio sul lavoro. Sepolto da alcuni massi di marmo mentre lavorava sull’escavatore in una cava di Botticino. Come sempre – si legge in una nota diffusa da Fillea Cgil e Camera del Lavoro di Brescia – non sappiamo cosa passa nella mente dei lavoratori negli ultimi attimi di vita, sappiamo però che morire per lavoro a 42 anni, lasciando moglie e due figlie è assurdo e inaccettabile.

Cava di Botticino dove è successo l'infortunio mortale
Cava di Botticino dove è successo l’infortunio mortale

Lo è per quanti ora lo piangono. Per la stessa Cooperativa Cavatori da sempre costantemente impegnata sulla sicurezza nelle cave. Questa morte, nell’aumentare il bilancio degli infortuni mortali portandoli a 14, rappresenta un’ulteriore denuncia di una realtà del lavoro gravata di rischi e che chiede sforzi ulteriori a imprese, enti di prevenzione e controllo.

Vanno investiti anche gli ambiti della ricerca e della conoscenza, per cogliere le influenze che le trasformazioni ambientali, organizzative e sociali in atto, stanno provocando nei luoghi di lavoro. Tanto più considerando il fatto che la Provincia di Brescia – continua la nota – vanta il primato per numero di infortuni mortali in Lombardia e resta terza in Italia, con un inquietante balzo del numero negli anni ad inizio crisi, da 15 nel 2009 a 25 nel 2010, cui non ha corrisposto un altrettanto balzo nel numero delle denunce.

Segno di un’oppressione e precarizzazione che condiziona i comportamenti. Vanno programmate campagne di sensibilizzazione mirate sulle realtà più esposte – termina la nota – cui devono concorrere adeguati finanziamenti con il coinvolgimento di tutti gli attori coinvolti e gli enti preposti alla prevenzione e al controllo.