PADENGHE – Niente carcere, siamo pubblicamente utili al Comune

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Il comune di Padenghe sul Garda ha sottoscritto con il tribunale di Brescia e in collaborazione con l’associazione carcere e territorio una convenzione per potersi avvalere dei lavoratori di pubblica utilità.

lavoripupadIntrodotto dall’art. 73 comma 5-bis del d.p.r. 309/1990, il lavoro di pubblica utilità consiste nella prestazione di un’attività non retribuita a favore della collettività da svolgere presso lo Stato, le regioni, le province, i comuni o presso enti e organizzazioni di assistenza sociale o volontariato. La prestazione di lavoro, ai sensi del decreto ministeriale 26 marzo 2001, viene svolta a favore di persone affette da malattie gravi, portatori di handicap, anziani, minori, ex detenuti o extracomunitari, nel settore della protezione civile, nella tutela del patrimonio pubblico e ambientale o in altre attività pertinenti alla specifica professionalità del condannato. Il Comune si assumerà gli oneri previdenziali e assicurativi per le prestazioni lavorative dei condannati.

La sanzione viene disposta dal giudice su richiesta dell’imputato, con la sentenza di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell’art 444 del codice di procedura penale (patteggiamento). Con la sentenza di condanna il giudice individua il tipo di attività, nonché l’ente o l’amministrazione dove deve essere svolto il lavoro di pubblica utilità. La prestazione sostitutiva ha una durata corrispondente alla pena inflitta, in ragione di due ore di lavoro per ogni giorno di pena detentiva e per ogni € 250 o frazione di € 250 di pena pecuniaria. L’attività viene svolta nell’ambito della provincia in cui risiede il condannato e comporta la prestazione di non più di sei ore di lavoro settimanale da svolgere con modalità e tempi che non pregiudichino le esigenze di lavoro, di studio, di famiglia e di salute del condannato.

Il comune di Padenghe ritiene, con questa azione, di dare una risposta concreta al problema tanto attuale del sovraffollamento carcerario – spiega il sindaco Patrizia Avanzini – Sta vagliando anche la fase successiva, ovvero quella di ospitare lavoratori di pubblica utilità compresi in altre categorie, sempre in accordo con il tribunale di Brescia”.

 

4 Commenti

  1. Proprio una bella idea,li mandiamo a prendere,se possono venire a meno che non abbiano problemi di studio,lavoro,salute ,li paghiamo per 6 ore settimanali massimo,altrimenti uno si ammazza di lavoro,perchè non proporli per fare il bagnino d’estate?Magari dopo un corso dedicato,così prendono anche un pò di sole poverini.Ma dove avrà la testa la ns. amministrazione? Mistero.

  2. L’articolo parla di Padenghe, il mio paese e descrive la recente decisione comunale di avvalersi di lavoratori di pubblica utilità grazie ad una convenzione sottoscritta con il Tribunale di Brescia. L’autore descrive la legge e il decreto relativi all’utilizzo a fini sociali del lavoro di condannati a pene detentive o pecuniarie. Tratta un argomento di grande attualità, legato al sovraffollamento delle carceri, costruendo un testo che si attiene ai fatti senza esprimere alcun parere personale sulla scelta dell’amministrazione, né sui contenuti delle leggi sopra citate. Il titolo “PADENGHE. NIENTE CARCERE, SIAMO PUBBLICAMENTE UTILI AL COMUNE”, non rispecchia, a mio parere, il contenuto dell’articolo, esprime piuttosto una malcelata contrarietà alla riduzione delle pene, grazie al lavoro. Sorge spontanea a questo punto la domanda: – Tomax Mondadori è favorevole o contrario all’impiego di detenuti per lo svolgimento di lavori utili al sociale?- Credo siano molti coloro che, come me, vorrebbero avere risposta da un giovane giornalista, attento osservatore della realtà locale e nazionale, su un argomento legato alle condizioni disumane della vita carceraria in Italia denunciate dal Presidente Napolitano.

  3. Patrizia e Pietro buongiorno e grazie per i Vs. mai banali interventi,

    Ai lavori di pubblica utilità sono ammessi i colpevoli di reati previsti dal comma 5 dell’art. 73 (produzione, traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti di lieve entità) nonché coloro che sono stati colti alla guida in stato di ebbrezza. Non abbiamo a che fare con individui socialmente pericolosi, che hanno compiuto rapine a mano armata piuttosto che altri atti di violenza, ma con persone che hanno sbagliato senza del resto aver provocato ingenti danni al prossimo. E’ giusto paghino per l’errore commesso, sia ben chiaro, però in maniera equa. I lavori socialmente utili e gli affidamenti in prova costituiscono “pene” adeguate e sicuramente di maggiore valore della mera permanenza in cella. Oltre alle iniziative di Comuni ed altri enti bisognerebbe, semmai, introdurre delle modifiche nel corpo di polizia penitenziaria, formando alcuni componenti affinché diventino agenti territoriali e non solo stazionari.

    Più complesso è il tema del sovraffollamento delle carceri, che non si può semplicisticamente esaurire e risolvere con il ricorso ai lavori di pubblica utilità, agli arresti domiciliari o, peggio ancora, con amnistie ed indulti. L’unico risultato è quello di creare quell’aurea d’impunità che finisce con l’indebolire ulteriormente la certezza del diritto e della pena. Chi mi conosce sa bene quanto abbia a cuore i valori della dignità umana, ma il loro rispetto non può passare per il sacrificio di giustizia e legalità.

    • Ti ringrazio per la risposta. Non dubitavo tu apprezzassi l’iniziativa di comuni ed enti che si avvalgono di lavoratori socialmente utili. E ovvio che si tratta di un modesto contributo alla soluzione del grande problema delle carceri, ma contribuisce a ridurre nelle prigioni il numero di condannati, è un vantaggio per i cittadini e un’opportunità di recupero per chi ha sbagliato.

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