Valtellina e Valcamonica sporche. Così il turismo scappa

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Abbiamo ricevuto in redazione e pubblichiamo la lettera di un lettore, Antonio Stefanini, che critica il modo in cui la Valtellina e Valcamonica siano preda di sporcizia e gesti di inciviltà delle persone. E nessuno fa niente per pulire e prevenire.

Valcamonica sporcaChe i marciapiedi, le cunette, i tombini, le pattumiere e i cigli stradali della lercia Italia media siano ridotti così è grave, ma purtroppo comprensibile in un Belpaese che sconta mille palle al piede pubbliche e cittadini – sempre mediamente – dal senso civico probabilmente inferiore a quello dei cavernicoli. Che lo siano nella ricca Italia del Nord e in particolare nella montagna turistica nostrana è, al contrario, a parer mio e di pochi altri scandaloso. È tanto più scandaloso quanto più siamo obbligati all’impietoso confronto con la vicina Val Poschiavo, dove anche in autunno è una rarità vedere un po’ di fogliame nelle cunette a lato delle strade e dove il decoro ambientale, che sia di competenza privata o pubblica, è quasi religione.

Lo testimoniano bene le foto, dove la differenza tra noi e loro è icasticamente esemplificata nel raffronto tra i reciproci contenitori per l’immondizia. Da noi, ad esempio, basta una normale pioggia autunnale perché i ruscelli comincino a zigzagare allegramente da un lato all’altro della sede stradale, non trovando sfogo per decine o anche centinaia di metri in alcuna cunetta o in alcun tombino. Per forza: le cunette sono ricolme di terriccio sul quale crescono e danno frutti rigogliose erbacce e persino qualche pianta d’alto fusto, mentre i tombini o i tubi di scolo sono per lo più spariti dalla vista tanto sono intasati. Non vorrei mai giustificare comportamenti incivili dei singoli, ma obiettivamente a qualunque incallito fumatore è reso moralmente più lecito buttare su una scarpata sozza il pacchetto di sigarette vuoto, o al fiero pedalatore in tutina-ultimo-grido lanciarvi la schiscetta di plastica dell’energetico ciucciato.

Sporco ValtellinaCosa vuoi che sia: solo un microscopico elemento che si somma al cumulo di lerciume. Vuoi mettere il deterrente del lindo ambiente svizzero, dove se getti una lattina per terra, questa si ribella da sola e ti ritorna addosso come un boomerang? A parte gli scherzi, tra incuria pubblica e inciviltà privata, il nostro ambiente camuno-valtellinese è ridotto veramente male. E non possono – non devono – bastare a far dimenticare la deprecabile situazione nostrana le quotidiane, mediaticamente strombazzate denunce di napoletani urlanti contro la merda chimica che gli sta montando alle ginocchia. Qui da noi, se fossimo poco intelligenti, proveremmo ad ogni costo a fare come i cugini svizzerotti della Val Poschiavo, dove si ha sempre tanto piacere di tornare, non solo per andare a Livigno, ma per poter respirare con gli occhi la speranza – anzi la certezza – che ci si può salvare dal progressivo degrado italico, basta che lo si voglia.

Vorrebbe tanto il poeta poter cantare un giorno: addio schiscette ciucciate, pacchetti di sigarette vuoti, lattine spiaccicate. Addio bottiglie d’acqua infrante, pezzi di carrozzeria seminati, fazzoletti di muco piangenti. Addio sacchetti di feci canine multicolori, scatole di mentine rinfrescanti, cd-rom spezzati come ostie. Per ora il poeta in lagrime canta solo: addio teutonico turista, bionda olandesina gentil, trekker dai rossi calzettoni. Ci lasciate da soli in questa landa alpestre, e noi non sappiamo nemmeno più come si mungono le capre. Tornate, che ormai abbiamo dimenticato anche come si munge voi.