BRESCIA – Pro Lombardia attacca la scuola. “Governo non investe”

0

Abbiamo ricevuto in redazione e pubblichiamo una lettera scritta da Alfredo Gatta, attivista bresciano del movimento Pro Lombardia Indipendenza, che attacca il sistema scolastico “su cui l’Italia non investe”.

Giovedì mattina 11 settembre è suonata la prima campanella del nuovo anno scolastico per gli studenti lombardi. Prima di fare qualsiasi considerazione sulla situazione dell’istruzione in Lombardia, mi sembra d’obbligo da parte della sezione bresciana di Pro Lombardia Indipendenza formulare l’augurio di un proficuo anno scolastico ai quasi 200 mila alunni della nostra Provincia, in fondo se il nostro movimento ha iniziato la sua battaglia democratica e politica per l’indipendenza della nostra terra dallo Stato italiano lo fa con la speranza di consegnare una Lombardia migliore alle future generazioni. Tuttavia, se le condizioni della nostra scuola fossero il metaforico termometro di questa nostra speranza direi che siamo vicino allo zero assoluto. La scuola pubblica lombarda è infatti caratterizzata da gravi carenze strutturali che vanno dalla fatiscenza degli edifici, all’incapacità di assemblare una classe insegnante adeguata alla quantità degli studenti e alla qualità delle sfide culturali che li aspettano, alle quali dovrebbero essere preparati con un’istruzione aggiornata e all’avanguardia.

Pro Lombardia logoSenza contare la perenne tendenza dello Stato centrale ad usare il meccanismo delle nomine del corpo docente e dei propri dirigenti con una logica fascista, colonialista e affaristica. Se volessimo analizzare la situazione più nel dettaglio, noi sappiamo che le voci di bilancio in entrata di un nostro istituto scolastico prevedono finanziamenti pubblici oltre che dallo Stato anche dal Comune, dalla Provincia e dalla Regione e finanziamenti privati sotto forma di donazioni grazie alla possibilità per le scuole di istituirsi in fondazioni con partners privati. I tagli adoperati dallo Stato italiano e dalle sue istituzioni alla spesa pubblica scolastica si sono abbattuti in ogni ambito, il polso della situazione ci viene dato dal “Funding Education”, uno studio  a livello europeo del 2013 che mostra come siano cambiate le risorse destinate all’istruzione. Dal 2000 a oggi gli Stati della Germania, della Francia, della Spagna e del Regno Unito hanno aumentato la spesa per l’istruzione, quello italiano invece l’ha drasticamente  diminuita a fronte però di una pressione fiscale nei confronti della Lombardia che al contrario ha raggiunto livelli di gravità insostenibile e che non accenna minimamente a diminuire.

Inoltre un’analisi attenta delle 41 pagine del “Rapporto Giarda” che ha costituito in pratica la genesi della spending review ha dimostrato che la scuola pubblica non sia stata solamente oggetto di tagli drastici, ma anche vittima di “spostamenti finanziari” di bilancio arbitrari e poco chiari su altre voci. Per quanto riguarda invece  i finanziamenti privati, la questione che si apre è annosa: fino a quando a fare donazioni sono singoli o famiglie alla scuola basta ringraziare (si spera), quando invece la donazione arriva da aziende private, la scuola deve escogitare interventi su alunni e genitori per ricambiare il favore. Si paventa allora una scuola pubblica nella quale l’attività educativa e formativa si espone a pericolose confusioni con le logiche privatistiche del mercato. In un quadro così tristemente negativo che colpisce inesorabilmente anche Brescia, si è inserita da pochi mesi l’attività della giunta guidata dall’On. Del Bono, il quale come primo poco incoraggiante segnale ha conferito l’incarico di assessore alla Pubblica Istruzione a Roberta Morelli, docente di Scienze motorie in pensione, iscritta in origine  alla Lega Alpina Lumbarda di Elidio De Paoli, successivamente esponente dei Socialisti Democratici ed ora del Centro Democratico di Tabacci. Nei suoi primi mesi d’attività l’assessore in questione ha brillato per essere un’ottima “tappezzeria” in consiglio comunale  non avendo minimamente provato a dar risposta o tentativo di soluzione alle innumerevoli problematiche di sua competenza che le venivano poste.

Al recente incontro richiesto con urgenza dai genitori rappresentanti il coordinamento Sos Scuola per delineare quale potesse essere la possibile strategia del Comune per far fronte a una situazione tanto difficile, l’assessore Morelli ha sbottato dicendo “Che cosa volete da me? Non abbiamo neanche i soldi per tagliare l’erba!”. Una risposta che ricorda molto le alzate di spalle dell’assessore Gianluigi Fondra ad ogni interrogazione in materia ambientale e che rappresenta il tentativo di giustificare incapacità e immobilismo dei nostri amministratori locali con le carenze dello Stato italiano. Abbiamo più volte ripetuto come per il nostro movimento il concetto di democrazia diretta sia fondamentale. A Bologna, città appartenente alla Lombardia storica, a maggio di quest’anno si è celebrato un referendum comunale che ha indubbiamente fatto scalpore dando un segnale molto tangibile della potenziale dirompenza che il potere decisionale ridato nelle mani dei cittadini possa dare. La consultazione ha infatti sancito insindacabilmente la volontà dei bolognesi di ritirare i finanziamenti da parte dello Stato italiano alle scuole private della città per rimpinguare i conti delle omologhe pubbliche. Di fronte ad una volontà popolare così chiara si è però contrapposta per bocca della Ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza la solita arroganza italiana sempre di retrogusto fascista. “Si è trattato di un evento non significativo a livello nazionale” ha dichiarato senza alcun pudore cestinando di fatto l’esito della consultazione. Una volta che abbiamo preso atto di così poca disponibilità e possibilità nell’affrontare i gravi problemi che si sono immancabilmente presentati al via dell’anno scolastico, ci ha lasciati a dir poco perplessi quello a cui abbiamo dovuto assistere durante il primo giorno di scuola.

Una delegazione costituita dal sindaco Del Bono, dall’assessore Morelli e al dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale Mario Maviglia ha infatti effettuato un giro di saluti alla scuola primaria Diaz e alla media Pascoli di Brescia. I dirigenti scolastici delle suddette scuole han ben pensato d’addobbare (a spese di chi?) gli interi istituti con gagliardetti, nastri e banderuole tricolori e di accogliere la delegazione d’autorità con un coro di ragazzi accompagnato al pianoforte e diretto da un professore che ha eseguito, inutile precisarlo, l’inno di Mameli. Di fronte a tanto ardore ultranazionalista italiano, la brillante delegazione non ha potuto esimersi dal citare le parole recentemente pronunciate dal Presidente della Repubblica italiana: “dobbiamo costruire un triangolo amoroso fra insegnanti, alunni e famiglie”. In pratica un modo elegante per dire: “arrangiatevi con i vostri mezzi, non faremo e vi daremo nulla”.

Comunque in generale ci sarebbe da sorridere per l’atteggiamento degli amministratori collaborazionisti italiani che un giorno si stracciano le vesti tuonando contro tagli dei fondi, patto di stabilità ed eccessiva centralizzazione, ma poi sono sempre pronti, nelle occasioni solenni quando lo Stato occupante lo richiede, a celebrarne solennemente i simboli, ovviamente  a spese dei cittadini sfruttati e costretti a portarsi da casa la carta igienica e ogni genere di cancelleria per i propri figli. A questo punto a noi genitori deve apparire chiaro che finché i soldi non arriveranno, vorrà dire che l’istruzione dei nostri ragazzi non ha alcuna priorità per il Governo italiano. Sta a noi prenderne atto e iniziare ad attivarci per capire in che modo e con quali strumenti si può trasformare un quadro nel quale la scuola appare sempre di meno come una risorsa per la nostra Lombardia. Chi investe soldi e progettualità nella formazione dei giovani determina la Lombardia del futuro. Lo Stato italiano questo concetto lo ha sempre avuto chiaro e difatti decennio dopo decennio, anno dopo anno, ci ha in maniera progressiva culturalmente impoveriti. Cerchiamo di averlo ben chiaro anche noi lombardi e di agire di conseguenza. La scuola lombarda deve tornare ad essere nostra, sempre, ogni giorno.