MONTICHIARI – “I giovedì dell’arte” fino al 28 novembre

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“I giovedì dell’arte” è questo il titolo del ciclo di otto incontri iniziato giovedì 10 e che si terranno presso la Sala conferenze della Biblioteca Treccani – Pinacoteca Pasinetti di Montichiari.

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERAGli appuntamenti, organizzati dall’Associazione di promozione sociale Segnali d’Arte e promosso dalla stessa Segnali d’Arte, da Montichiari Musei, dal Comune di Montichiari e dalla Pro Loco Città di Montichiari.

Dedicato alle Immagini del lavoro nell’arte occidentale, il ciclo di incontri intende proporre una sintetica ma precisa panoramica delle modalità e dei linguaggi attraverso i quali il lavoro è stato raffigurato nelle opere d’arte, dall’antichità greco-romana alla contemporaneità più stretta, con incursioni anche nel mondo del cinema e della moda. Curato da Paolo Sacchini, Vicepresidente dell’Associazione Segnali d’Arte e docente dell’Accademia di Belle Arti di Brescia “SantaGiulia”, il progetto si concentra specificamente sul tema del lavoro in virtù della scottante attualità delle problematiche occupazionali, rispetto alle quali intende offrire – per quanto possibile – una “nota di speranza”. Relatori delle serate – che per otto giovedì consecutivi proporranno approfondimenti su momenti e problematiche specifiche, ma che saranno tutti in ultima analisi riconducibili ad un unico filo conduttore – saranno giovani studiosi provenienti dall’Accademia di Belle Arti di Brescia “SantaGiulia” e dall’Università degli Studi di Parma.

A complemento di tali incontri, l’Associazione Segnali d’Arte proporrà inoltre un laboratorio didattico ispirato al tema del lavoro – ideato e condotto dal Presidente dell’Associazione Angelo Vigo, da Veronica Ghidini e da Elisa Martinelli – in una delle scuole di Montichiari, che si terrà in data da definirsi presso le strutture dell’Istitut

L’incontro di giovedì 17 sarà tenuto da Paolo Bonini, docente di Storia dell’arte greco-romana presso l’Accademia SantaGiulia di Brescia, sarà relatore di «Misera plebs!» (Orazio, Satire, 1, 8). Il lavoro nel mondo antico fra realtà e rappresentazione. Nel mondo antico è saldamente radicata un’idea di lavoro piuttosto diversa da quella che si è storicamente costituita a partire dalla rivoluzione industriale e dal dibattito sulla conseguente questione sociale. Le fonti letterarie greche e latine sono infatti concordi nel presentare qualsiasi attività manuale finalizzata al profitto come indegna di un uomo libero, che trova invece nelle “arti liberali” e in primo luogo nell’attività politica gratuita il campo principale della propria realizzazione come cittadino. Il lavoro non possiede alcuna dignità, né è tanto meno considerato un diritto individuale, bensì una sfortunata necessità per quei molti che quotidianamente devono affrontare una dura esistenza di stenti. Eppure il patrimonio iconografico tramandatoci dal mondo classico è ricco di rappresentazioni quasi idilliache delle attività manuali: contadini ben vestiti coltivano senza fatica campi lussureggianti, muscolosi pescatori ricavano dal mare ogni sorta di pesce, abili artigiani tengono ad esibire persino sulla propria tomba gli strumenti caratterizzanti del proprio lavoro. L’analisi di alcuni contesti e l’approfondimento del valore comunicativo di cui le immagini si caricano permetteranno di spiegare questa apparente contraddizione, chiarendo i meccanismi fondamentali della forte competizione che anima la società antico.

L’appuntamento di giovedì 24 ottobre è dedicato alla moda: Manuela Soldi, dottoranda di ricerca in Storia dell’arte e dello spettacolo presso l’Università di Parma, tratterà di Moda e “mestiere” in Italia tra Ottocento e Novecento: il caso di Rosa Genoni.

In un’Italia recentemente unita geograficamente e politicamente ma non ancora culturalmente, la parabola di Rosa Genoni diventa emblematica di un clima. Giovane montanara che, bambina, scende a Milano per divenire “piccinina” (aiutante) negli atelier sartoriali milanesi e, dopo essersi formata tra Londra e Parigi, diventa protagonista all’Expo milanese del Sempione (1906) con la sua proposta di una moda prettamente “italiana”, Rosa Genoni ottiene riscontri a livello internazionale. La sua storia vede esemplificate al suo interno molte delle dinamiche che portarono l’attenzione, in quegli anni e nei decenni successivi, sulla nostra produzione tessile e sul nostro artigianato. Dalla ricerca di uno stile nazionale attraverso la riscoperta di un patrimonio artistico comune all’attenzione verso l’emancipazione e la formazione delle classi lavoratrici, in particolare quelle femminili.

Giovedì 31 ottobre è la volta di Paolo Sacchini, docente di Storia dell’arte contemporanea presso l’Accademia SantaGiulia, relatore di Le opere e i giorni. Immagini del lavoro 1850-1950.

Tra la metà dell’Ottocento è la metà del Novecento il lavoro compare nelle opere d’arte con una frequenza decisamente superiore rispetto a quella con cui è stato rappresentato nei secoli precedenti. A determinare tale accelerazione contribuiscono vari fattori, tra cui in primo luogo la diffusione della nuova etica borghese del lavoro (ormai dominante dopo la Rivoluzione Francese e la caduta dell’Ancien Régime) e i profondi mutamenti introdotti dalla cosiddetta “rivoluzione industriale”, che in progresso di tempo conduce ad un massiccio utilizzo delle macchine e delle logiche tayloristiche di organizzazione del lavoro; e se tali innovazioni – da un lato – determinano senz’altro un vertiginoso aumento della produzione industriale, dall’altro generano al contempo problematiche di ordine sociale e politico (che tendono peraltro a radicalizzarsi in virtù di una generale tendenza all’estremismo da una parte e dall’altra della barricata). Nell’epoca dei totalitarismi tali conflitti – che non riguardano solo la realtà dell’industria, ma naturalmente anche quella del mondo agricolo – vengono ammortizzati e quasi messi a tacere, ma anche in quegli anni il lavoro non perde il suo valore morale né il suo fascino per gli artisti, e viene dunque immortalato assai spesso. I conflitti e le ideologie tornano a confrontarsi nei primi anni dopo la Seconda guerra mondiale, quando numerosissimi artisti si recano a ritrarre contadini ed operai direttamente sul luogo di lavoro.

Il primo incontro del mese di novembre, nella serata di giovedì 7, è a cura di Giorgio Milanesi, dottore di ricerca presso l’Università di Parma, che proporrà un approfondimento su Ora et labora. La rappresentazione dei lavori nel Medioevo.

A partire dal XII secolo, i cicli dei mesi – da intendersi come rappresentazioni astronomiche, ma anche come scansione temporale mensile dei lavori dell’uomo di campagna medievale (la vendemmia, l’uccisione del maiale, l’aratura, la potatura ecc.) – assumono un’importanza sempre maggiore nella decorazione degli edifici religiosi europei (si pensi alle realizzazioni di Benedetto Antelami, o a certi capolavori del gotico francese). A queste immagini del lavoro si affiancano inoltre le rappresentazioni delle corporazioni lavorative cittadine che – esempio massimo a Piacenza – si fanno ritrarre sui pilastri della cattedrale quasi in qualità di “sponsor” della costruzione. Infine, a cavallo tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo, una nuova considerazione della “santità del lavoro” si fa strada anche nella Chiesa, specialmente grazie alla figura di Sant’Omobono, al secolo il commerciante laniero Omobono Tucenghi.

Una “finestra aperta” sul quotidiano. I Bamboccianti e la rappresentazione del lavoro e della povertà tra Seicento e Settecento è il tema su cui si sofferma, nell’incontro di giovedì 14 novembre, Chiara Travisonni, dottore di ricerca presso l’Università di Parma.

L’intervento intende proporre una panoramica sulla rappresentazione del lavoro nella pittura italiana tra Sei e Settecento, attraverso un percorso che a partire dai Bamboccianti propone un’immagine “borghese” delle campagne e della vita di strada, nella quale i temi del lavoro e della povertà sono affrontati con una visione spesso satirica e burlesca, che solo a partire dal Settecento cede talvolta il passo a un sentimento di comprensione verso i diseredati.

Giovedì 21 novembre Maria Carla Ramazzini, dottore di ricerca presso l’Università di Parma, affronta Il lavoro dell’intellettuale. 1563: la nascita dell’Accademia e il nuovo ruolo sociale dell’artista.

L’incontro si propone di analizzare il cambiamento avvenuto nel lavoro e nella posizione sociale dell’artista nell’Italia del Rinascimento, tra Quattrocento e Cinquecento. In questo fondamentale periodo infatti da lavoratore “manuale” l’artista si trasforma in “intellettuale” e uomo illustre, acquisendo un nuovo ruolo nella società. Tale cambiamento va di pari passo con quella che Édouard Pommier chiama “l’invenzione dell’arte”, cioè con la presa di coscienza e il riconoscimento della specificità dell’arte, con la nascita della “teoria dell’arte” e di istituzioni – come le accademie – che si propongono di trasmetterla. Proprio con la fondazione dell’Accademia del Disegno fiorentina nel 1563, patrocinata dal duca Cosimo I de’ Medici e nata per iniziativa del pittore Giorgio Vasari, si raggiunge l’apice di questo processo e si concretizza il nuovo ruolo sociale conquistato dagli artisti.

A chiudere il ciclo, nella serata di giovedì 28 novembre l’Associazione Segnali d’Arte propone un incontro-dibattito – nel corso del quale il pubblico sarà invitato a partecipare attivamente – con gli artisti bresciani Domenico Franchi e Albano Morandi (rispettivamente docenti di Scenografia e Pittura presso l’Accademia SantaGiulia di Brescia), per cercare di conoscere meglio Il lavoro dell’artista contemporaneo.

Quello dell’artista – oggi – può essere considerato un “lavoro” vero e proprio? Che caratteristiche ha, e in che cosa consiste? Qual è (se esiste) la “giornata tipo” di un artista? Chi può essere considerato un artista? Che cosa lo spinge a creare? Quanto contano lo studio, il pensiero e la cultura, quanto l’abilità tecnica in tutte le sue sfumature e declinazioni, e quanto i rapporti con la critica e il sistema delle gallerie e dei musei? Artisti si nasce o si diventa? Si può “insegnare” a diventare artisti? E se sì, come? In che cosa consiste il lavoro dell’artista-docente? A queste e ad altre “difficili” domande si… tenterà di dare una risposta quanto più possibile esauriente, per consentire al pubblico di immergersi nella fucina creativa dell’artista contemporaneo.