BRESCIA – Outlook trimestrale di Aib, dati su cambi e materie prime

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L’Associazione Industriale Bresciana ha diffuso i dati elaborati dal Centro Studi sull’outlook trimestrale nel periodo che va da luglio a settembre sullo scambio tra euro e dollaro, il brent e i metalli industriali.

Euro/dollaro
La moneta unica ha chiuso il terzo trimestre non lontano dai massimi del 2013, a seguito del movimento di apprezzamento rispetto al biglietto verde iniziato nei primi giorni dello scorso luglio. Il rafforzamento dell’euro, in particolare nei confronti di alcune valute, come rublo, real e rupia, è giustificata non tanto dal contesto macroeconomico del Vecchio Continente (in miglioramento, ma nel complesso ancora debole), quanto dai flussi finanziari in fuga dai Paesi emergenti e indirizzati proprio in Europa, attirati dalla prospettiva di una riduzione della politica monetaria ultraespansiva della Fed. La recente decisione delle autorità monetarie americane di rimandare il cosiddetto “tapering” ha ulteriormente rafforzato la divisa europea, che, ai livelli attuali, appare sopravvalutata rispetto alla cosiddetta zona di fair value: ciò rischia di ridurre la competitività delle imprese bresciane sui mercati internazionali e quindi di ostacolare il lento percorso di ripresa del ciclo economico.

World profitsBrent
Due movimenti di segno opposto hanno contraddistinto la dinamica del petrolio nel terzo trimestre dell’anno. Il primo, ascendente, è stato causato da una serie di fattori, alcuni di carattere stagionale, come la driving season negli Stati Uniti e le manutenzioni nel Mare del Nord, altri ascrivibili a motivi geopolitici, come le tensioni in Siria e in tutto il Medio Oriente. In tale contesto, il crollo delle esportazioni provenienti da Libia, Iran e Nigeria hanno contribuito al rialzo del Brent, il greggio di riferimento per il mercato europeo, che verso la fine di agosto ha toccato valori non lontani dai massimi annui, raggiunti lo scorso febbraio. Il successivo movimento, di natura discendente, è stato favorito dai segnali distensivi provenienti dall’area mediorientale e dal contestuale recupero della produzione in Libia e Sudan.

Nei primi giorni di ottobre, i timori che lo shutdown statunitense si possa tradurre in un deciso calo dei consumi energetici non hanno, almeno per ora, provocato ulteriori ribassi. Le quotazioni del Brent si mantengono comunque su valori storicamente elevati: il valore medio registrato nei primi nove mesi dell’anno in corso (108,7 $/barile) è di poco inferiore a quello del 2012, quando il greggio si è attestato ai massimi di sempre (112,0 $/barile). Nel complesso il mercato petrolifero appare ben rifornito: nei primi otto mesi del 2013 la produzione, pari a 90,0 mbg, è aumentata di 0,7 mbg rispetto all’anno scorso ed è destinata a crescere ulteriormente nel 2014 (91,4 mbg), grazie alle forniture record provenienti dagli Stati Uniti. Tale dinamica permetterà all’offerta di superare la domanda, attesa sui 91,3 mbg.

Rame
Il terzo trimestre dell’anno ha evidenziato una ripresa delle quotazioni del metallo rosso, dopo la significativa correzione registrata nei primi sei mesi del 2013. Tale dinamica ha permesso al rame di recuperare dai livelli dello scorso giugno, ai minimi dal 2010, ma le quotazioni attuali rimangono ancora particolarmente depresse se confrontate con i prezzi raggiunti qualche anno fa. La fase rialzista sperimentata nel periodo estivo è stata influenzata dalla ripresa dei consumi cinesi, dopo un periodo di debolezza, nonché dal parallelo indebolimento del dollaro, valuta in cui sono quotate le principali commodity, fra cui i metalli non ferrosi. La decisione della Fed di rinviare il processo di progressivo abbandono del quantitative easing ha fornito un’ulteriore accelerazione ai prezzi, anche se temporanea. Dal punto di vista dei fondamentali, il mercato del rame, dopo un eccesso di offerta formatasi nella seconda metà del 2012 e nei primi quattro mesi del 2013, è tornato in deficit (132 mila tonnellate a giugno).

Alluminio
La fase di debolezza dell’alluminio è proseguita anche nel terzo trimestre; la “fiammata” delle quotazioni registrata ad agosto ha avuto vita breve e i prezzi del metallo si sono attestati a fine settembre non lontano dai livelli minimi dell’anno. Il mercato sconta l’ormai endemico surplus di offerta, con una domanda che continua a mostrarsi complessivamente fiacca, e neanche il deprezzamento del dollaro è riuscito a sostenere i prezzi. Nei primi otto mesi dell’anno, la produzione, pari a quasi 33 milioni di tonnellate, è aumentata del 4,3% sullo stesso periodo del 2012, a seguito della crescita registrata in Cina (+10,0%), che ha più che compensato i cali registrati in Europa occidentale (-3,9%) e centro-orientale (-5,5%). Infine, l’annuncio del London Metal Exchange di varare misure volte a ridurre le lunghe code necessarie per il ritiro del metallo ha provocato una contrazione dei premi, scesi di circa il 20% dai livelli record dello scorso giugno, con un sollievo per gli utilizzatori e uno sconforto per i produttori. Quest’ultimi, grazie ai premi, riuscivano infatti a difendere i propri margini, poiché le quotazioni correnti del metallo non sono sempre sufficienti a coprire gli elevati costi di produzione.

Minerale di ferro
Il settore siderurgico cinese, cresciuto ad agosto a un tasso tendenziale del 15,6%, ha fornito un significativo sostegno alle quotazioni del minerale di ferro, che a fine settembre si sono attestate intorno ai 130 $/t, in aumento di quasi il 35% rispetto al prezzo medio dello stesso mese dell’anno scorso. La domanda del gigante asiatico, da cui provengono oltre il 60% dei consumi del metallo, si mantiene particolarmente elevata, smentendo finora ogni ipotesi di rallentamento dell’industria pesante cinese. Nonostante ciò gli attuali livelli di prezzo sono sensibilmente inferiori ai massimi assoluti (oltre 190 $/t), toccati nel febbraio del 2011. Le previsioni a breve sono dibattute fra coloro che prevedono una salita fino ai 150 $/t e chi, come Citigroup, propendono per un ripiego intorno ai 110 $/t. Da rilevare che nei primi otto mesi del 2013 la produzione mondiale di acciaio, pari a poco più di un miliardo di tonnellate, è aumentata del 2,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso; tale incremento dell’output è interamente ascrivibile alla Cina (+7,8%), Paese da cui proviene la metà dell’offerta globale.

DATI SULL’OUTLOOK TRIMESTRALE