APRICA – Strade fatiscenti e turismo preso d’assalto. “Così moriamo”

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Abbiamo ricevuto in redazione e pubblichiamo una lettera scritta da Antonio Stefanini del Comune di Aprica in cui lamenta la viabilità della zona e del paese turistico valtellinese. Una missiva rivolta al sindaco Carla Cioccarelli e agli altri amministratori.

Aprica polemicaCarissima Carla, cari Amministratori,

L’Anas si è forse dimenticata di noi e della Ss39? Avete notato, come ho notato io da diverse settimane, in che stato pietoso sono ridotti i cigli e le scarpate della strada che porta il traffico anche turistico da noi e che è la via di transito per tutti quelli che da qui passano e vanno oltre? Che spettacolo ci tocca fornire a questa gente, con targhe tedesche, svizzere, olandesi, inglesi, spagnole, ma anche italiane, gente che probabilmente nemmeno si rende conto di entrare in una località turistica?

Non fosse per i cartelli che recitano “Turismo e Sport”, francamente non si capirebbe di questi tempi che si sta entrando in una località turistica. Stride, soprattutto, il contrasto evidente (che deve essere ben evidente agli occhi di chi transita) tra il nostro ambiente extra-urbano e quello della Val Poschiavo. Là non c’è un filo d’erba fuori posto o una cartaccia in terra, non c’è un albero secco in tutto il bosco prossimo alla strada, i prati e i cigli delle vie sono sfalciati e pettinati, nuovissimi e funzionali bidoni per rifiuti ancorati al terreno invitano all’uso e non si vede una catapecchia che è una; da noi basta fermarsi in uno slargo della miserabile Ss39 e guardare sotto per farsi passare la voglia di raccogliere castagne nel bosco: lo schifo impera.

Come non rendersi conto che il Turismo, anche in questo modo, noi lo respingiamo invece che sedurlo? Non avessimo la Svizzera a due passi, forse potremmo anche non sapere come si fa a porre le basi minime per poter parlare di accoglienza dell’ospite, ma la Svizzera è lì, a pochi km, e ci grida che siamo al sottosviluppo. Se l’Anas e i privati se ne infischiano della pulizia, del decoro e della cura di quello che è il primo biglietto da visita della nostra località, non è possibile fare qualcosa a livello pubblico?

Gli operatori turistici ve ne implorano, disponibili anche a prendere in spalla il decespugliatore e in mano ramazze, accette, badili e forconi per ridare la dignità visiva che i nostri luoghi meritano e che i nostri vecchi ci avevano consegnato con il duro lavoro nei campi, prati e boschi. Facciamo qualcosa, al più presto. Perdonate lo sfogo.