NEWGEN VOICE – La libertà d’opinione ed il bullismo istituzionale

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Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure” (art. 21 Costituzione).

voltaire-liberta-di-pensieroLa libertà di manifestazione del pensiero, di cui la libertà di stampa è una delle principali espressioni, è uno dei diritti primari e fondamentali del nostro ordinamento, forse il più alto; vera e propria pietra angolare del sistema democratico, e rientra fra i diritti inviolabili dell’uomo garantiti dall’art. 2 della Costituzione” (Corte Costituzionale, sentenze n. 168/1971, n. 84/1969).

Ogni persona ha diritto alla libertà di espressione; tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee” (art. 10 Convenzione europea sui diritti dell’uomo).

La libertà di espressione è un principio basilare di quasi tutte le costituzioni, al punto che si può dichiarare che una costituzione che non affermi tale principio non può essere definita democratica. Ciò nonostante, essa è sempre più messa a dura prova. Lo dimostrano le cause legali, spesso strumentali ed esclusivamente minatorie, intentate contro autorevoli reporter che, coraggiosamente e scrupolosamente, raccontano il Potere e le sue commistioni. Lo dimostra anche la posizione, non certo invidiabile, che l’Italia occupa nelle classifica sulla libertà di stampa, mai oltre il 50mo posto.

Per quanto grave, è sempre più sistematico, da parte di alcuni rappresentanti delle istituzioni, il facile ricorso a querele e richieste di risarcimenti esagerati rispetto ai fantomatici danni ricevuti da scritti poco graditi. Si tratta di un modo sin troppo comodo per rendere più “obbedienti” o “distratti” i cronisti, i direttori e gli editori, facendo loro capire che si sta infastidendo la persona sbagliata.

Questo bullismo istituzionale, che vive di ricatti, è ancora più facile da esercitare nei confronti di testate giornalistiche medio – piccole, prive della copertura finanziaria dei maggiori quotidiani nazionali. Il rischio di dover affrontare processi lunghi e costosi è un deterrente più che efficace anche per un giornalista audace che, pur essendo nel giusto, difficilmente possiede il tempo materiale e la forza economica per farvi fronte. Spesso, la sola minaccia di azione giudiziaria equivale ad una ghigliottina che recide la libertà d’opinione e l’autonomia editoriale di una redazione, con la conseguenza di frenare la formazione di un’opinione pubblica informata e capace di essere protagonista della vita democratica di una comunità.

Per chi ha il coraggio di raccontare fatti scomodi è inevitabile, presto o tardi, incappare in qualche “bullo istituzionale” che pretende gli si dia per forza ragione perché altrimenti — nella logica dicotomica del noi/loro — si è schierati d’ufficio dall’altra parte. Scontrarsi con chi pretende di dettare la propria linea, perché altrimenti si è “venduti”. Avere a che fare con chi scambia il resoconto di fatti, inequivocabili e documentati, con un attacco alle istituzioni che essi rappresentano, come se la colpa fosse di chi evidenzia un fatto e non di chi lo compie.

L’aspetto più inquietante è proprio che questi comportamenti, che spesso usano un linguaggio tipicamente mafioso, difficilmente sono penalmente rilevanti. La stessa e giusta solerzia con cui si punisce la diffamazione a mezzo stampa deve, al più presto, essere applicata anche a qualunque forma di ritorsione più o meno celata da parte della politica nei confronti dell’Informazione. Soltanto così si può salvaguardare quello che non è, e su questo bisogna essere irremovibili, un mero diritto di chi svolge la professione giornalistica, ma è un principio costituzionale fondamentale di ogni cittadino.

Scriveva più di un secolo fa Lord Northcliffe, giornalista e poi editore inglese: «La notizia è quella cosa che qualcuno, da qualche parte, non vuole sia pubblicata. Tutto il resto è pubblicità».

1 Commento

  1. complimenti per la risposta,in questa Italia in cui i politici non fanno quello che dovrebbero fare,ma si preoccupano di come censurare il pensiero altrui,almeno la libartà di parola e di espressione ,sia verbale che no va difesa con tutte le ns forze.
    Bravo Tomax

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