TRENTO – Al centro delle città “smart” ci saranno le persone

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Mettere i cittadini al centro. Questo il messaggio conclusivo della prima edizione della conferenza internazionale “DCOF – Digital Cities of the Future”. Organizzata dal polo dell’innovazione Trento RISE, dall’Osservatorio Smart Cities dell’ANCI, dal Consorzio dei Comuni Trentini e dallo EIT ICT Labs Italy, la conferenza è stata l’occasione per confrontarsi sulle migliori esperienze nazionali ed europee nel settore delle smart cities e dei servizi intelligenti. Parigi, Helsinki, Barcellona, ma anche Trento, Brescia, Bologna: realtà urbane diverse, ma accomunate dalla necessità di offrire servizi intelligenti a una platea di cittadini sempre più attenti alla qualità della vita e alla sostenibilità.

index“Le tecnologie sono importanti, ma bisogna porre il cittadino al centro, perché è il cittadino, con le sue esigenze, che deve definire la smart city. È quello che stiamo cercando di fare a Trento RISE. – ha dichiarato Paolo Traverso, direttore di Trento RISE, a chiusura della conferenza – Anche noi ingegneri abbiamo capito che la tecnologia, pur essendo utilissima, da sola non basta. E se vogliamo davvero mettere al centro di tutto il cittadino, è cruciale una cinghia di trasmissione con il territorio: la Pubblica Amministrazione.» Altrettanto importante, poi, coinvolgere le piccole e medie imprese, vero cuore del nostro tessuto produttivo, così da portare le innovazioni prodotte nelle smart city «nel mercato e fuori dai territori di sperimentazione”. Smart city e smart territory sono dunque concetti base che si declinano a più livelli e dimensioni. Come ha spiegato Vittorino Filippas, vice-direttore di Trento RISE, “noi agiamo come catalizzatore dell’innovazione per migliorare la qualità della vita attraverso le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Operiamo in settori come il turismo e lo sport, la salute, la cultura e l’apprendimento, l’ambiente”.

Per Roberto Saracco, direttore dello EIT ICT Labs Italy, “la smart city non è un punto di arrivo, ma un percorso. Un percorso per diventare sempre più smart, intelligenti, che deve essere pensato per e con i giovani, soprattutto. E per intraprenderlo abbiamo assoluto bisogno dello smart citizen. Abbiamo bisogno che le persone partecipino attivamente”. Di inclusione ha parlato anche il professor Derrick de Kerckhove, presidente Osservatorio TuttiMedia, confermando le parole di Saracco. “La chiave per una smart city è la smart people. È vitale coinvolgere le persone, creare una community che interagisca con la città stessa, disegnare app urbane e incoraggiare il crowd-funding. Importantissimo poi il ruolo della pubblica amministrazione”. E se diventare smart city è l’obiettivo delle grandi capitali europee, è anche vero che il piccolo Trentino non sta a guardare. Come ha sottolineato Claudio Covelli, dirigente del Servizio Sistema Informativo del Comune di Trento, “vogliamo diventare una città sempre più smart anche per incrementare il nostro capitale sociale e umano, attrarre nuovi investimenti e creare così nuovi posti di lavoro. Essere smart è un obbiettivo per i prossimi anni e, fortunatamente, non partiamo da zero. Solo nel settore ICT abbiamo 500 ricercatori, 20 centri di ricerca e la fibra ottica che presto arriverà in tutti i comuni trentini”. Marco Pistore, a capo del progetto Smart Campus (che in autunno sarà disponibile per tutti gli studenti), ha sottolineato come “l’istruzione sia fondamentale per implementare la smart city”, mentre Lorenzino Vaccari, responsabile del progetto Open Data della PAT, ha sottolineato come, grazie agli Open Data, “la pubblica amministrazione può essere più efficiente», a tutto vantaggio del territorio e dei cittadini. Da parte sua Walter Merler, responsabile dell’area innovazione del Consorzio dei Comuni Trentini, ha evidenziato la necessità di puntare su «un’innovazione utile, periferica e partecipata”, in grado di coinvolgere la popolazione, recependone le esigenze.