MILANO – Regione, Pdl riforma la sanità: “Adeguamento alle nuove sfide”

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“Con oggi il gruppo del Popolo della Libertà ha dato il via al lavoro sul programma di riforma del sistema sanitario lombardo. Una riforma che vuole costruire un nuovo modello di welfare in grado di rispondere ai cambiamenti sociali in atto nel solco di quei principi che hanno guidato la sanità lombarda in questi anni, rendendola un’eccellenza unica nel panorama nazionale e internazionale”.

Sanità lombardaQueste in sintesi le premesse del Pdl sulla riforma del sistema sanitario della Lombardia, presieduto dal vicepresidente della Commissione Sanità, Angelo Capelli, e svoltosi oggi in consiglio regionale e che ha visto la partecipazione dell’assessore regionale Mario Mantovani e i consiglieri Stefano Carugo, Giulio Gallera, Alessandro Colucci, Mauro Piazza, Luca Del Gobbo e Carlo Malvezzi e il capogruppo Mauro Parolini. “Negli ultimi 20 anni – spiega il vicepresidente della Commissione – la Regione Lombardia ha costruito un modello sanitario di eccellenza, per questo credo sarebbe da folli voler svilire e stravolgere ciò che funziona.

La riforma che abbiamo in mente deve quindi prendere le sue mosse dai grandi principi che hanno costruito questo sistema, come la sussidiarietà, la libertà di scelta e la promozione e valorizzazione della società civile, ma allo stesso tempo deve essere in grado di rispondere alle necessità dei cittadini che si trovano ad affrontare nuovi bisogni”. “Gli ultimi anni – concludono i consiglieri del Pdl – hanno evidenziato profondi processi di mutamento nella nostra comunità regionale che hanno generato nelle persone un aumento delle fragilità e delle vulnerabilità sia economiche sia sociali.

Oggi ci troviamo ad affrontare, quindi, accanto all’ordinaria attività di cura, nuovi profili d’intervento come la cronicità e la non-autosufficienza. La riforma non dovrà quindi partire da temi di governance o di riorganizzazione, ma da elementi come la necessità di una maggiore integrazione tra i percorsi di cura sanitaria e sociosanitaria e di un riequilibrio tra l’offerta ospedaliera e quella territoriale. In altre parole dalla centralità della persona e dalla presa in carico del suo bisogno, non certamente da una inutile discussione su accorpamenti e fusioni”.