Service Tax? “Yes, we can!”

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La prima rata dell’Imu non verrà pagata, la seconda verrà inglobata nella nuova Service tax. Mutatis mutandi, il nome in inglese rende tutto più figo. Oltre a farci sentire davvero Europei. Il decreto sull’Imu di fine agosto (Dl 102/2013) ha cancellato la prima rata sull’Imu prima casa ad eccezione delle dimore di lusso. Intanto, però, dal 2014 si prepara il debutto della service tax, che di fatto sarà un prelievo sia sugli immobili sia sul servizio rifiuti. La vera novità della service tax è che graverà per una parte – che il Governo ha già anticipato sarà limitata – anche sugli inquilini. La nuova imposta introdurrà così il principio che a pagare non sarà più soltanto chi possiede il patrimonio, ma anche chi per quello stabile paga già un affitto.

service_taxLa Service Tax avrà due componenti: la prima, denominata ‘Tari‘, servirà a finanziare il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti (la vecchia Tares appunto), mentre la seconda, detta ‘Tasi‘, andrà a finanziare i servizi indivisibili (come i free internet point, la manutenzione del verde pubblico, l’illuminazione, ecc.). Proprio quest’ultima sarà a carico sia del proprietario dell’immobile, in quanto i beni e servizi pubblici locali concorrono a determinarne il valore, che degli inquilini, in quanto fruitori dei beni e servizi locali. E’, infine, prevista un’ampia discrezionalità da parte dei Comuni (ma non totale: lo Stato centrale dovrebbe fissare un tetto massimo all’imposta) secondo il principio federalista del “vedo, voto, pago”, portando così l’imposta italiana sugli immobili verso un modello di tributo simile a quello oggi praticato in Francia con la taxe d’habitation.

La foglia di fico dell’accordo di governo rispettato da entrambe le parti si trasformerà sostanzialmente nell’ennesimo incubo per le famiglie. Anche perché, per trovare la copertura della seconda rata di dicembre, verranno alzate altre imposte. In compenso, il governo “social-liberale” di Letta ha assunto 35.000 nuovi statali ed altri 80.000 aspettano alla finestra. E per le imprese? Niente. Anzi, è stata riconfermata l’IMU, come se tra capannoni ed immobili di lusso non vi fosse differenza alcuna.

Insomma, in una Paese dove l’economia stenta a ripartire, anziché introdurre tagli alla spesa pubblica si continua ad infierire sul settore privato. Parafrasando Obama, visto che l’inglese crea sempre un’aurea d’internazionalizzazione, alla richiesta di eliminare l’IMU, i nostri governanti hanno risposto “Yes, we can!”. Per poi trovare, senza neppure troppa fantasia, un altro modo per fregarci.