BRESCIA – “Quando 1+1 fa… Uno!”, concerto al San Carlino

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Avrà luogo il 19 settembre 2013 “Quando 1+1 fa… Uno!”, un concerto con il Duo Saxofono “Dal romanticismo alla musica d’oggi”, con il duo Ottoequindici composto da Alfredo Cerrito al saxofono e Anna Lisa Giordano al pianoforte.

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Il concerto, realizzato con l’associazione Mousa, si terrà alle ore 20:45 al teatro San Carlino, suggestiva location sita in corso Matteotti a Brescia.

Nulla ci sembra più appropriato, per introdurre la serata, di quanto recita la locandina: “Un appuntamento dedicato alla musica sinfonica di alcuni assoluti protagonisti del periodo che transita dal tardo classicismo al primo e maturo romanticismo. Composta nel 1807 ed eseguita per la prima volta nello stesso anno, l’Ouverture Coriolano di L.v.Beethoven s’ispira alla poco nota tragedia dell’amico drammaturgo Heinrich von Collin, scritta qualche anno prima. Il Coriolano di Collin presenta la vicenda del condottiero romano all’insegna del modello classico dell’eroe tragico – archetipo che tanto ispira i movimenti letterari del periodo – un Coriolano che, in seguito all’esilio dall’urbe, stringe alleanza con il popolo dei Volsci e si prepara a invadere Roma. La pagina sinfonica di Beethoven aderisce sorprendentemente allo scontro dialettico interiore del protagonista: la condizione di dubbio del personaggio, incerto se perseguire la strada del tradimento verso la patria o ascoltare la supplica della madre di rinunciarvi, viene espresso dai due temi principali dell’ouverture, il primo minaccioso e aggressivo, presentato dagli urti iniziali dell’orchestra; il secondo decisamente più melodico e, appunto, supplichevole, come una voce.

La statura etica e patriottica del personaggio, alla stregua dei più grandi miti dell’antichità, determinerà l’unica soluzione ammissibile, il darsi la morte: anche in questo caso la scrittura beethoveniana si fa portavoce dell’azione sin dallo sviluppo, in un progressivo avvicinamento tra i due temi verso un ideale dissolvimento del primo. Una sorta di sintesi estetica alla dimensione tragica presente nel testo. È “Incompiuta” il titolo attribuito dalla tradizione alla quarta sinfonia di F.Schubert, non perché unico esempio del non-finito schubertiano ma più probabilmente perché espressione più alta – più compiuta – di quel ciclo di lavori sinfonici degli anni venti mai terminati. Testimone di un periodo di ricerca e, si può presumere, di insoddisfazione dell’autore, l’Ottava, composta nel 1821, venne dimenticata per decenni ed eseguita per la prima volta solamente nel 1865. Schubert ci ha lasciato completi solamente i primi due movimenti, del terzo rimane la versione quasi completa per pianoforte, ma con due sole pagine orchestrate.

Rispetto alle precedenti questa sinfonia stabilisce l’approdo a una maturità diversa, segna in modo evidente una nuova consapevolezza nell’utilizzo e nell’ampliamento dei molteplici timbri orchestrali, la trattazione tematica e la concezione di tonalità cambiano – il Si minore è infatti un impianto anomalo – in una qualità di scrittura che distingue questo lavoro, benché non-finito, da tutta la produzione precedente, preludio all’ultima sinfonia detta “La grande”. Invitato alla composizione di un’opera in inglese, il 12 aprile 1826 C.M.v.Weber scrive di getto questo melodramma romantico in tre atti dal titolo “Oberon” – di cui stasera ascoltiamo l’ouverture – basato sul capolavoro teatrale di Shakespeare Sogno di una notte di mezz’estate e Oberon di Christoph Martin Wieland. L’ouverture trasporta l’ascoltatore in un’atmosfera onirica e magica le cui melodie principali vengono tratte e liberamente ripresentate dal materiale tematico dell’opera integrale.

L’introduzione iniziale dall’incedere lento risalta il semplicissimo motivo affidato ai corni, in un’atmosfera di dolcezza e leggerezza che richiama l’ambientazione fatata narrata da Shakespeare; tutto cambia con l’ingresso del tema dell’Allegro, energico e incalzante, seguito da un secondo motivo nuovamente lirico, il tutto in un dialogo continuo che contribuisce accanto alla fine orchestrazione a creare una delle pagine sinfoniche più riuscite tra la produzione di Weber. L’impetuoso periodo di slancio creativo d’inizio 1841 impegnò R.Schumann nella composizione di diverse pagine sinfoniche tra le quali la Sinfonia in Re minore: benché terminata ed eseguita in pubblico nello stesso anno l’autore ritenne di metterla da parte e di pubblicarla solamente dieci anni dopo, a seguito di un lavoro di riorchestrazione e rielaborazione – fu così che quella che doveva essere cronologicamente la seconda sinfonia di Schumann diventò nota come la Quarta.

Il lavoro di revisione non interferì con la struttura formale dell’opera originale, estremamente curata dal punto di vista di organicità del tutto: il materiale tematico è straordinariamente intenso nel rendere i diversi stati d’animo tipici della poetica schumanniana, in un’escursione a tratti vertiginosa di espressività e colore. Che Schumann pensasse ai quattro movimenti senza soluzione di continuità è evidente dalla derivazione tematica da un’unica cellula presentata in apertura per cui tutti i motivi che percorrono la sinfonia appaiono reciprocamente in relazione; anche l’uso della tonalità sostanzialmente immutata rafforza quest’idea di coesione e unitarietà seppur declinata in quattro movimenti che conservano la loro formale distinzione. Esiste però un’indicazione assai più penetrante di ogni discorso al fine della profonda comprensione di questo capolavoro, ed è il sottotitolo che Schumann stesso vi appose, ovvero “Fantasia Sinfonica””.

L’appuntamento è – lo ricordiamo – alle ore 20:45 al teatro San Carlino.

Rimandiamo alla locandina, visionabile QUI perché possiate prendere visione del programma.