PUEGNAGO – Home Schooling: fa scuola il caso di Sergio e Nunzia

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L’Home Schooling, ovvero la “scuola in casa”, è l’educazione dei propri figli non sui banchi di una scuola tradizionale (pubblica o privata che sia), bensì a casa propria. I genitori dei bambini che praticano questo metodo citano molte ragioni a favore di questa scelta, ancora così particolare e poco diffusa: test accademici con risultati sopra la norma, carenze educative e strutturali della scuola pubblica, rafforzamento del carattere del bambino che vive in un ambiente tagliato su misura per lui e in cui può imparare un maggior esercizio della sua autostima.

home_schoolTra i fautori di questo metodo alternativo vi sono Sergio e Nunzia che, nella propria azienda agricola di Puegnago, hanno ritagliato un posto speciale per i propri pargoli. Qui i ragazzi, di 12 e 9 anni, studiano e apprendono in totale autonomia, a contatto con la natura e l’ambiente. «I nostri figli – spiega Sergio – prima di aderire al progetto Home Schooling, sono andati a scuola fino allo scorso anno. La loro scelta in questo senso è infatti recente quanto irreversibile».

Evitare di mandare i propri figli in un istituto tradizionale richiede un notevole impegno, non solo cognitivo ma pure burocratico. Innanzi tutto occorre presentare al dirigente scolastico un modulo dove si dichiara che i genitori si occuperanno direttamente dell’istruzione della propria prole. Ovviamente è necessario dare testimonianza delle proprie capacità tecniche e conoscitive e preparare un piano di studi, non necessariamente in linea con quello canonico, da allegare alla domanda. Al termine di ogni anno scolastico (verso giugno) una commissione scolastica esaminerà il bambino e deciderà se farlo passare all’anno successivo o no.

«Quello che maggiormente sconcerta chi non conosce l’home schooling – dice Nunzia, insegnante di francese in una scuola pubblica – è la gestione del tempo in totale autonomia da parte dei figli. Spaventa l’idea di questa libertà da gestire senza la struttura, anche muraria, della scuola, con tutto quel che ne consegue: orari, ritmi, ruoli. Ma, senza tema di smentita, devo dire che la preparazione dei nostri ragazzi è superiore a quella dei loro coetanei>> .

Il concetto di “insegnate qualificato”, del resto, è cosa recente. E’ luogo comune credere che per poter insegnare sia necessario passare molti anni della propria vita preparandosi a farlo, passando innumerevoli test ed esami. Coloro che sanno veramente insegnare, però, sono consapevoli che per farlo bisogna innanzitutto conoscere a fondo la persona alla quale si sta parlando, seguire il ritmo della persona che vuole apprendere, ascoltare e rispondere alle domande prima di farle. E’ chiaro che queste cose non si imparano ai corsi per diventare docenti, ma nella vita di tutti i giorni, e che spesso gli insegnati nelle nostre scuole non hanno questo tipo di approccio. Da questo punto di vista, nessuna istituzione scolastica potrà mai competere con dei genitori amorevoli, organizzati e pieni di volontà.