SIRMIONE – “Sirmione servizi” indagata dalla Corte dei Conti

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Sono in corso accertamenti da parte della Corte dei Conti su “Sirmione Servizi”, la società partecipata che si occupa del ciclo idrico integrato e della raccolta rifiuti nel Comune gardesano. In particolare, la sezione regionale di controllo della Corte vuole vedere chiaro sul bilancio della società e sul contratto di lavoro stipulato fra la stessa ed il suo direttore generale, Daniele Fasolo.

Corte dei contiQuesto è quanto annunciato dal sindaco di Sirmione Alessandro Mattinzoli, che tuttavia preferisce non entrare nei dettagli. La società era già stata indagata nel 2010, quando era stata individuata una criticità nella gestione di un’altra partecipata, la Ge.Pa., che aveva registrato perdite per due anni di fila. La “Sirmione Servizi” è partecipata per il 60% dal Comune e da Garda Uno per il restante 40% e a destare sospetti nella magistratura è stato l’acquisto di un sistema di raccolta rifiuti per 1.4 milioni di euro, un investimento deliberato nel 2010/2011 senza bando di gara. Per il direttore generale questo poteva essere evitato ai sensi dell’articolo 57 del D.lgs. 163 del 2006, noto come Codice dei contratti. Tuttavia, la legge prevede anche che nella delibera o determina a contrarre debba essere addotta un’adeguata motivazione per escludere la gara. Non basta una semplice dichiarazione scritta, ma è necessario che attraverso studi si dimostri che non esisteva alternativa all’acquisto diretto.

Il primo cittadino di Sirmione si dice tranquillo e spiega che prima dell’acquisto sono state fatte analisi e ricerche che hanno giustificato il modo di procedere. Tuttavia queste analisi che motivano l’esclusività del prodotto acquistato non si possono vedere: i consiglieri di minoranza hanno chiesto di poter prendere visione dei verbali del Cda che spiegano nei dettagli l’acquisto, ma la loro richiesta è stata negata. Andrea Volpi, consigliere di minoranza del Pd, ma anche Patrizia Toniolo del Fli hanno scritto alla Corte dei Conti per denunciare l’impossibilità di avere accesso agli atti al fine di effettuare controlli.