MILANO – Stati chiedono i nostri dati ai motori di ricerca. Anche l’Italia

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Sedici Paesi, Stati Uniti in primis, hanno chiesto a Yahoo!, tra i principali portali internet globali, di fornire informazioni sui propri utenti nei primi sei mesi del 2013. Nessun dubbio che queste richieste ci siano state perché Yahoo! lo ha comunicato ufficialmente venerdì: sono, infatti, 29mila le richieste di informazioni sui suoi utenti provenienti dai Paesi ricevute sin dall’inizio dell’anno, ma la stragrande maggioranza dall’amministrazione americana. Nella sua prima relazione “trasparenza”, il motore di ricerca ha detto di aver ricevuto 12.444 richieste da parte delle autorità statunitensi nei primi sei mesi del 2013. Si tratta di tutti i tipi di richieste di dati, ha sottolineato Yahoo!, sia da autorità giudiziarie o dalle autorità degli Stati Uniti di sicurezza nazionale in virtù della legge Fisa (Foreign Intelligence Surveillance Act) e NSL (nazionali Lettere di sicurezza).

Yahoo normalMa il governo degli Stati Uniti, ha sottolineato la società, “ci proibisce di rivelare ulteriori dettagli sul numero di applicazioni”. Ron Bell, il principale membro dell’ufficio legale di Yahoo!, ha tentato comunque di rassicurare il pubblico dichiarando che “le richieste dei governi sono fatte legalmente e agli effetti di legge”. Se é pur vero che, per quanto dichiarato da Yahoo!, nel 55% dei casi sono state fornite informazioni “senza contenuto”, come nomi o la geolocalizzazione, e per il 6% non si riescono a fornirne, resta circa un 40% di dati invasivi che, comunque, per Giovanni D’Agata, fondatore dello Sportello dei Diritti, vanno a ledere la sfera della riservatezza degli utenti.Tra i sedici Paesi e territori richiedenti Yahoo! ci sono l’Australia, Hong Kong, l’India, Nuova Zelanda, Taiwan, Francia, Germania, Irlanda, Gran Bretagna, Brasile e anche l’Italia. Non é dato sapere, però cosa abbiano richiesto le autorità italiane e i dati di chi. É ovvio, per lo Sportello dei Diritti, dopo che Google, Microsoft, Facebook e infine Yahoo! hanno rivelato sin dalla fine di agosto, che più di 70 stati avevano chiesto informazioni sui propri utenti nella prima metà del 2013, si pongono seri problemi di tutela della privacy dei cittadini che semplicisticamente vengono giustificati e archiviati in tutta fretta dagli Stati come conseguenze delle esigenze di sicurezza nazionale.

Le rivelazioni sul programma di sorveglianza degli Stati Uniti, per cui l’Agenzia per la Sicurezza americana, NSA (National Security Agency) ha ricevuto dalle multinazionali della rete e dell’informatica migliaia di dati digitali relativi agli utenti Internet, a questo punto potrebbe essere la punta di un iceberg di un Grande Fratello che spia le nostre vite utilizzando uno strumento divenuto indispensabile nella vita quotidiana: la rete. Giovanni D’Agata si augura che alla luce delle dichiarazioni delle principali società che operano su internet, non ultima Yahoo!, che vedono coinvolta anche l’Italia, vi siano i dovuti chiarimenti da parte del governo italiano e una più severa regolamentazione dell’accesso ai dati sensibili dei cittadini che paiono, allo stato, a disposizione delle autorità nazionali.