PADENGHE – Quando sulle colline c’era solamente un castello …

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Il 23 giugno 1936 il Comune di Lonato acquistò dal sig. Giuseppe Andreis di Desenzano un’area a lago di circa 2000 metri quadri situata nel comune di Padenghe e classificata come pascolo. Il prezzo pattuito fu di 4000 lire. Lo sbocco a lago fu destinato dall’allora Commissario Prefettizio di Lonato, Carlo Guarneri, ad ospitare una colonia elioterapica per i ragazzi lonatesi.  Fu questo il primo passo che consentì la realizzazione di quello che oggi viene chiamato il Lido di Lonato,  immortalato in una foto dell’epoca. E’ curioso notare come, già allora, il Lido fosse dotato di un bar, di cabine e di una piattaforma per tuffi. Se non fosse per l’inequivocabile sfondo, in molti potrebbero scambiarlo per lo stabilimento balneare di qualche rinomata località marittima.

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Il Lido di Lonato in una foto del 1936

Eppure, a rendere ancora più interessante questo reperto storico è proprio lo sfondo, in cui appare la collina di Padenghe. Su di essa si staglia, maestoso e solenne, il castello medievale. Che all’epoca era davvero l’unico e solo castello di Padenghe.

Pensare con nostalgia al passato di un paese oggi oggetto di un consumo di suolo di gran lunga maggiore delle reali necessità abitative è inevitabile.  “Là dove c’era l’erba ora c’è una città” cantava Adriano Celentano in una molto ascoltata e poco recepita canzone. Eppure il suolo fatica ad essere considerato come qualcosa di limitato.  La cementificazione prosegue velocissima, rendendo irriconoscibili i luoghi dove siamo cresciuti. Specie sul Garda, le cittadine brulicano di caseggiati nuovi e invenduti, di capannoni costruiti e abbandonati, di villette e appartamenti ancora in attesa di qualcuno che ci vada a vivere, ma che tuttavia pochi si possono permettere.

Lido Lonato 2013
Il Lido di Lonato in una foto del 2013

Quando si vuole costruire una qualunque struttura bisogna tener conto che essa porta con sé delle costruzioni collaterali che diventano, insieme alla perdita del paesaggio, un altro costo sociale pagato dalla comunità. Più estensione vuol dire infatti più costi di urbanizzazione (allungamento della rete idrica, dei trasporti, dell’energia elettrica, di internet, ecc…). Per questo è necessario che i bilanci comunali siano sempre meno dipendenti dagli oneri di urbanizzazione, che la programmazione avvenga su area vasta per territori omogenei e che si mettano in campo accordi tra istituzioni, banche e costruttori per agevolare la ristrutturazione del patrimonio edilizio già esistente. Altrimenti anche il salvabile verrà irrimediabilmente compromesso.