LUMEZZANE – Don Giulio e l’eredità, “si sa poco, si dice molto”

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Sulla vicenda che ha colpito l’opinione pubblica, con dibattiti anche a livello nazionale, dell’eredità da 800 mila euro che don Giulio Gatteri, parroco per vent’anni a Lumezzane San Sebastiano, ha dato alla badante moldava 52enne, diamo spazio al pensiero di Egidio Bonomi, storico bresciano e giornalista del Giornale di Brescia.

Don Giulio GatteriSi sa poco, ma si dice molto. Una melassa vischiosa di parole attorno all’eredità di don Giulio che a Lumezzane avvolge tutto e tutti. E al peggio non c’è freno, così come alle congetture più fantasiose. Un argomento destinato al perpetuo, velenoso pettegolezzo, quasi che vent’anni di sacerdozio esemplare siano pulviscolo spazzato via.

Pretendere equilibrio dalla vox populi è come scalare il Monte Bianco con le grucce. I giudizi temerari sono sciolti con la disinvoltura d’una storiella amena. Il far di tutte l’erbe un fascio ginnastica insistita e s’arriva anche all’assunto, colto ripetutamente nei luoghi più diversi – mercati, supermercati, per strada, nei bar, nei capannelli – per cui “alla chiesa non dò più nemmeno un centesimo”, come se l’operato, tutto da verificare, del singolo debba penalizzare l’intera comunità.

Senza dire che le opere ingenti in vent’anni di parrocchiato sono… inamovibili, nonché a perpetuo beneficio generale. Altri affermano di non voler più frequentare la messa ed i sacramenti: una sorta di scristianizzazione sospinta non da motivazioni di credo, quanto da una sorta di sordo rancore irrazionale. Paradossalmente, sembra di cogliere maggior prudenza negli scettici, in coloro che risaputamente non sono vicini alla parrocchia che non in quanti cadrebbero sotto l’impegnativa voce di fedeli.

Poi sfavillano i sarcastici dalla cui bocca escono maldicenze, volgarità, fiumi di parole senza sponde. Insomma, una pentola ribollente, un’ustione che, anche quando si rimarginerà, lascerà una vistosa cicatrice: alle ortiche il ben fatto! Il silenzio, dono aureo introvabile. Potrebbe, dovrebbe soccorrere l’espressione di Papa Francesco: “Chi sono io per giudicare?”, ma  i luoghi della prudenza non sono mai affollati.

di Egidio Bonomi