SAREZZO – Angelo Mattanza, lo ‘storico’ Navigatore saretino

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“Ed allo stesso modo anche le altre (ampolle, nda) riportavano scritto il nome di coloro ai quali il senno, in esse contenuto, era appartenuto…”

"Le note"
“Le note”

E’ proprio vero, come dice l’Ariosto, che abbiamo il senno, o parte di esso, dentro un’ampolla nascosta nella Luna. L’immagine si attaglia bene a quella categoria di pazzi che fanno i navigatori nei rally. Angelo Mattanza, saretino, ha una grande ampolla sulla luna. Nasce il 24 giugno del ’49. E’ il primo dopoguerra: dopo l’immane distruzione di uomini, coscienze e cose è iniziata la ricostruzione. Arriva una generazione di giovani che hanno voglia di fare, di trafficare, di rischiare nel lavoro come nel tempo libero. Angelo, geometra, esordisce ‘navigando’ il cognato, Giordano Trazzi in una gara di ‘Nuova Regolarità’ a Forlì nel 1976. Da allora ha partecipato a oltre trecento gare, non poche disputate all’estero.
Angelo Mattanza, a dispetto del suo inquietante cognome di origine spagnola, è un longilineo signore dai capelli grigi e dai modi signorili con una gran voglia di raccontare e raccontarsi. Si chiama anche Giovanni ma Angelo è sicuramente il nome che più gli si addice. Facile immaginarselo con due alucce, coperto da casto e drappeggiato perizoma, con sguardo rapito mentre suona la lira tra il coro degli Arcangeli che innalzano salmi alla Santa Vergine. Dovete però vederlo dal vivo perché in fotografia, per una qualche misterioso gioco delle emanazioni extracorporee, sembra, solitamente, un pasciuto dirigente della FIAT.

Il lavoro del navigatore consiste nel fare e rifare il giro di ricognizione assieme al pilota; stendere e ristendere le note delle Prove Speciali, in accordo con il pilota; pianificare la gara.

Durante la competizione, in Prova Speciale, il navigatore, ha un occhio incollato alle sue note e uno alla strada: deve dare le indicazioni giuste al momento giusto, con il giusto anticipo: né troppo presto né troppo tardi. Roba del tipo “Start – Cinquanta sinistra tre vai cinquanta destra quattro apre trenta alla pianta destra quattro in sinistra quattro per destra quattro più più in due tempi in sinistra cinque in destra cinque per destra cinque in sinistra sei…” È l’inizio della Prova Speciale ‘Livemmo – Pertica Alta di 14,380 Km (vedi riquadro; la graffa indica una successione rapida). Insomma tutto così per svariati kilometri. Finita la Prova Speciale, sto povero Cristo deve guardare il Radar, cioè le note fornite dall’organizzazione che danno le indicazioni per arrivare alla prossima Prova Speciale tenendo sott’occhio il crono in modo da entrare nel minuto giusto al Controllo Orario (altrimenti vi è una penalizazione). Se sbaglia qualche cosa oltre al danno alla macchina, ne sente su una carrettata; se si vince “Che manico quel pilota. Davvero in gamba”. Il pilota, ovvio. Naturalmente deve avere stomaco di ferro (derapate, controsterzi, dossi, toccate… gli fanno un bafo; la Lancia 037, per dire, monta un quattro cilindri in linea da 1995 cm³ di cilindrata, 16 valvole e sovralimentato da un compressore volumetrico volumex che sviluppa 300 CV abbondanti capaci di spingere la 037 a oltre 220 km/h e di farle raggiungere i 100 km/h da ferma in meno di sette secondi!), non deve permettersi di distrarsi, di stare male o di pensare di fare pipì (quindi niente sbaraccate prima della gara ma alimentazione mirata). Ditemi voi se non è una vita infame quella del navigatore.

La Lancia 037 al Rally 1000 Miglia del 1987
La Lancia 037 al Rally 1000 Miglia del 1987

Angelo, però, respira l’odore, l’afrore, la tensione della competizione sin da neonato. Il padre e lo zio possedevano un’autofficina con distributore al Crocevia di Sarezzo. Proprio li davanti partiva la cronoscalata Sarezzo-Lumezzane e le macchine venivano rimessate nell’officina del padre. Un Paradiso per il bimbetto che si perde, innamorato perso, nei colori, nei rumori, nell’estetica, nell’armonia, nella musica del roboante mondo dei motori. Non per niente il Futurismo diviene il suo manifesto culturale e morale. In società con Giordano Trazzi, si compera un kart 100cc. Non fanno gare. Corrono e basta. Il primo vero rally è quello di Forlì. Partecipano con un’Alfetta 1.8. Angelo, signore d’altri tempi, corre con casco, giubbino di renna e cravatta. Non sa nulla di come si naviga. “Guarderò come fanno gli altri” pensa. Sbagliato. La sua macchina monta degli pneumatici speciali, fuori dalla misura standard, per cui viene inserita nel ‘Gruppo Speciale’. E’ il gruppo dove corrono i ‘mostri’ preparati proprio per la gara. Ma di speciale l’Alfetta aveva solo le ruote. Ed era l’unica del gruppo. Si parte quindi con il numero ‘1’. Davanti la strada e dietro i bolidi rombanti degli altri gruppi. Nessuno a far da battistrada ed esperienza di navigazione zero. Ma fu il trampolino di lancio. Nel 1983 intasca la prima vittoria assoluta nel rally Dei Giganti su una Porche 911 SC guidata da Salvatore ‘Toto’ Zambuto, vincendo tutte e quattordici le Prove Speciali. L’anno seguente è vincitore assoluto del Campionato Mitteleuropeo con Fabrizio Colombi (bergamasco, che Angelo ‘naviga’ da oltre un trentennio) su Opel Ascona 400. Miete successi il nostro Angelo e diviene il ‘Navigatore’: una cinquantina i piloti ‘navigati’ senza contare i colleghi che hanno copiato e copiano le sue note.

Grande soddisfazione la vittoria al Rally du Var storico nel 2011. “Correvo con Massimo ‘Pedro’ Pedretti su una Lancia 037.- racconta Angelo – I francesi alla fine delle Prove Speciali non mi segnavano nemmeno i tempi sulla mia tabella di marcia. Si sa: nelle gare giudici e cronometristi tendono a favorire il pilota di casa. Abbiamo fatto una gara perfetta, abbiamo corso come fosse la gara della vita, allo spasimo. Concentrati, determinati e in simbiosi come non mai: siamo arrivati primi assoluti, abbiamo fatto mangiare la polvere ai francesi. E gli è bruciata. Durante le premiazioni non hanno neanche suonato l’inno italiano…” E qui ci starebbe un gran bene il medio… ai francesi e al loro Champagne….
Negli ultimi tempi i rally storici stanno radunando un sempre maggior numero di appassionati. Meno elettronica, più manico, più spettacolo; meccanici sporchi di olio e grasso e non nerd dai camici bianchi; chiavi e cacciaviti e non computers. Insomma un ritorno alla meccanica comandata direttamente dall’uomo e non asservita a un circuito stampato. Abilità del pilota, precisione del navigatore, affidabilità della macchina: questo conta nel rally storico.
Mai provato paura? “Non c’è tempo per avere paura. Casomai la paura ti viene dopo”. Incidenti? “Durante la ricognizione al rally di San Remo, lo scorso anno, per evitare un furgone in contromano siamo usciti di strada. Mi sono rotto un po’ di costole e ho preso una botta alla cervicale. Comunque il giorno dopo ho corso lo stesso; dolorante ma efficiente…”

Quando gli chiedo i consigli da dare a un giovane intenzionato a iniziare a fare rally mi dice “Fatica, fatica, fatica!”. Poi racconta due episodi di quando ha ‘iniziato’ al rally Marco Maestri. “Mi aveva chiesto di insegnarli a guidare nei rally. Gli dico: ‘Prendi la macchina; scegli una strada che conosci bene e una sera mi fai vedere come guidi’. Preferiamo provare la sera perché con il buio vediamo i fari di eventuali altre automobili. Decidiamo la sera e partiamo. Marco si impegna; cerca di correre forte; imballate, grande stridore di gomme nelle curve… Alla fine della strada si ferma ‘Allora?’ ‘Allora hai dato una grande prova di come non si guida nei rally. Devi studiare le traiettorie: dalle curve lente devi essere bravo a uscire veloce. Ricominciamo’… Qualche tempo dopo, sempre con Marco, dovevamo partecipare al rally di Vallecamonica. Arriviamo in zona la sera tardi. ‘Dove andiamo a dormire?’ chiede Marco con una certa apprensione… Abbiamo dormito nel baule della sua Volvo Station Wagon sul piazzale del cimitero di Borno. La mattina dopo siamo andati al Creelù a mangiare pane e lardo. In verità i gestori del Creelù mi conoscono e mi avrebbero aperto anche la sera prima. Ma il rally è anche questo: alzarsi con le ossa rotte e una quantità di sonno addosso e prendere la macchina per andare, tutto il giorno, a fare ricognizioni e il giorno dopo riuscire a essere a cento per la gara”.

Viene come postilla la nota che la macchina da rally con la ‘m’ maiuscola è la Lancia 037 (detta semplicemente la ‘Zero’ dagli addetti) una purosangue; una Stratos senza i difetti della Stratos. Anche se il Matti si è cavato belle soddisfazioni con altre automobili. “La 037 ti fa godere, è una vera belva da corsa, un autentico cavallo di razza: o la governi o ti disarciona” (Sergio Remondino – Massimo Pedretti ‘Storico a chi?’ – La Pieve Poligrafica – 2013)

Lasciamo il buon Angelo nella sua tana – rifugio (siamo nella Sarezzo storica, poco distante dai Magli) mentre ascolta musica classica (celestiale…), beve birra, scrive poesie e racconti e prepara anche il suo prossimo rally.