GARGNANO – Riqualificata la Sala dei Limoni: “Si trattava di un bene unico: è perduto per sempre”

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Il chiostro francescano di Gargnano e la parte storica del convento del XIII secolo di proprietà della società “Lago di Garda” sono stati interessati da lavori di ristrutturazione, che hanno preso avvio a fine 2011 dopo anni spesi tra ricorsi, petizioni, raccolte di firme e diatribe tra attuali proprietari e vecchi soci. In particolare, circa un anno fa era stato completato il primo lotto della ristrutturazione complessiva, che prevede che alcuni spazi siano destinati ad attività commerciali e residenziali.

GargnanoIl Comitato per Gargnano storica, associazione senza scopo di lucro che si prefigge l’obiettivo di salvaguardare il patrimonio paesaggistico, culturale e architettonico del paese gardesano, nei giorni scorsi s’è scagliato contro l’intervento di riqualificazione dell’edificio. Nel centro del paese, infatti, sono state appese immagini della vecchia Sala dei Limoni completamente sfregiata: la copertura è stata rimossa, le ripartizioni interne demolite, l’impianto di un mulino storico eliminato. Anche le colonne in ghisa sono sparite ed il pavimento è stato asportato oltre l’antica quota. L’intervento doveva avere natura conservativa ma, alla luce dei lavori svolti, il Comitato ritiene che sia più corretto parlare di una vera e propria demolizione, che ha colpito un bene unico ormai andato perduto per sempre.

Il Comitato ha quindi inoltrato una segnalazione alla Soprintendenza dei beni architettonici e del paesaggio delle Province di Brescia, Cremona e Mantova, al sindaco di Gargnano Gianfranco Scarpetta, ai consiglieri comunali ed agli uffici tecnici competenti del Comune. In particolare, il progetto di conservazione prevedeva che l’edificio non avrebbe subito modifiche, eccezion fatta per la rimozione di una grata di rimozione. Avrebbe dovuto essere un intervento di restauro conservativo focalizzato sulla copertura e sull’isolamento dell’immobile. In realtà i lavori svolti sono stati di entità ben più ampia.

Enrico Levi, membro del consiglio direttivo del Comitato, ha descritto l’intervento nei termini di una vera e propria ‘demolizione’. “Un intervento completamente distruttivo – ha detto –. I caratteri architettonici e materici storici di questo manufatto sono, infatti, persi per sempre, con un evidente danno per tutta la collettività, che ha perso un bene unico e ricco di componenti storiche”.