PADENGHE – Comune premiato per l’aiuto nella lotta all’evasione fiscale

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In Italia l’evasione fiscale ammonta almeno al 18% del Pil, un enorme sommerso che sottrae continuamente risorse dalle casse dello Stato. A tal proposito, le scelte di bilancio e le politiche intraprese dall’amministrazione del Comune di Padenghe sono state nuovamente riconosciute come virtuose dagli Enti pubblici superiori.

giustizia socialeDopo la buona notizia dell’allentamento del patto di stabilità, che ha permesso di liberare oltre 400.000 euro per la spesa d’investimento, riducendo il saldo obiettivo da 598.000 a 180.000, è giunta anche la notizia del premio per la partecipazione al contrasto all’evasione fiscale e contributiva. Il comune di Padenghe, unico dell’area della Valtenesi, figura infatti tra i 440 comuni che riceverà euro 3.697,65 in acconto per la collaborazione prestata nella lotta all’evasione fiscale. La cifra, piuttosto contenuta ma non priva di significato, riguarda l’annualità 2012 e rappresenta solo un acconto che potrà aumentare negli anni futuri.

Il riconoscimento è arrivato direttamente dal Governo che, con il DM 58677 del 19 luglio 2013, ha individuato i 440 comuni beneficiari del premio. Tra cui Padenghe, appunto.

Senza voler sminuire l’operato dell’amministrazione del comune gardesano, che ha ben ragione di gloriarsi del traguardo raggiunto, è auspicabile che il Governo centrale riservi presto uguali riconoscimenti anche a quelle amministrazioni locali che agli strumenti di accertamento di massa dei cittadini “comuni” corrispondono eguali strumenti di accertamento per gli atti compiuti da cittadini che svolgono funzioni nella pubblica amministrazione. Con l’augurio e speranza di trovare Padenghe ancora nella classifica dei virtuosi.

In Italia, lo zelo con cui si cerca di stanare chi ruba alla collettività non versando le tasse continua ad essere diverso da quello con cui si cerca chi sperpera indebitamente risorse pubbliche o chi, abusando della propria carica, antepone il benessere personale a quello della collettività. Finché persisterà questo disequilibrio, non ci si può stupire se il privato sottoposto a verifiche con rilevanza anche penale, raggiunto da accertamenti esecutivi anche se fa ricorso, a cui vengono quantificati redditi presunti su base statistica, scorge nell’azione pubblica non una salutare efficienza a favore di tutti, ma soltanto ferocia per consentire ad alcuni di proseguire quella festa che per lui è finita.

La lotta all’evasione deve andare di pari passo con la lotta agli sprechi di denaro pubblico e con il perseguimento di progetti corrispondenti alla volontà generale. La sola repressione, al contrario, rischia di compromettere la già fragile coesione sociale.