Riflessioni di un pomeriggio di mezza estate

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In quattro mesi il numero di disoccupati in Italia potrebbe salire di quattrocentomila unità.

1A rivelarlo è un’analisi del Centro studi della Cna, che spiega come sia concreto il rischio di arrivare a dicembre con tre milioni e mezzo di persone senza lavoro.

Il numero degli italiani che ha un lavoro, fermo a circa 22 milioni e mezzo, ha raggiunto il valore più basso dal Duemila. La Cna evidenzia anche i 548 milioni di ore di cassa integrazione autorizzate nei primi sei mesi del 2013 e le condizioni del mercato del lavoro, con l’occupazione in contrazione di 407mila unità rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e un tasso di disoccupazione che ha raggiunto il livello record del 12,1%

Su un altro versante, i dati macroeconomici diffusi da Eurostat, che attribuisce all’ultimo trimestre una leggera crescita dell’Europa (+0,3%), e un’ingiustificata euforia per lo spread tornato sotto quota 250, rischiano di diffondere ingiustificati ottimismi: sul futuro dell’Italia e dell’economia europea nel suo insieme.

Chiaro che i dati positivi della Cina – orientata ad avere un tasso di crescita vicino al 10%, e non sul 7% come si credeva – rappresentano una spinta significativa, specie nei settori produttivi interessati all’export, ma la domanda è: quante sono le piccole aziende che – non dimentichiamaolo – rappresentano circa l’87% del manifatturiero italiano veramente interessate o organizzate per affrontare il nodo dell’internazionalizzazione?

A parte questo non trascurabile dettaglio, tralasciando i decimali e guardando la realtà per quello che è oggi, la nostra economia continua a perdere posizioni perché la spesa pubblica, la tassazione e la eccesiva presenza di sempre nuove regole – senza che vengano cancellate le vecchie – hanno portato la burocrazia a raggiungere livelli ormai insostenibili per le imprese grandi e piccole.

La proverbiale capacità – tutta italiana – di andare avanti nonostante la nostra classe politica sta arrivando al capolinea.

Il governo del “nipotissimo” sta traccheggiando in balia di una situazione politica che vede – come sempre da vent’anni a questa parte – le vicende del Cav (possiamo ancora chiamarlo così?) al centro della scena, grazie anche alla sinistra che non riesce a scrollarsi di dosso l’incapacità di batterlo, nonostante il Cav stesso.

Intendiamoci, fin tanto che a rilasciare interviste avremo ancora gente come Pierferdy e SuperMarioMonti le nostre chance di farcela rimangono vicine allo zero. Cito loro ma potrei fare un lungo elenco. Loro perchè sono l’immagine del politico italiota – vecchia e nuova – capace, pur di restare in parlamento, di dire tutto e il suo contrario.
Quante giravolte verbali e politiche avete visto fare al bel Casini? E quante contraddizioni abbiamo sentito da SuperMario dopo la caduta del suo governo fino alle elezioni, ma anche dopo?

Da qualche tempo mi assale una insana curiosità. Il giorno che Berlusconi finisse dietro le sbarre, o ai domiciliari, o ai lavori socialmente utili (che so: il recupero di ragazze finite nel giro della prostituzione o altro similare) quanti fans sfegatati gli rimarrebbero?

La storia italiana è piena di risvolti storici “divertenti”. Tutti a riempire le piazze ineggiando al Duce fino a poco prima del 25 aprile e tutti antifascisti dopo Piazza Loreto. Tutti socialisti fino a quando c’era da spartirsi la torta e tutti a tirare le monetine a Craxi dopo tangentopoli.

Da tempo mi si è insinuato nella mente il ragionevole sospetto che molti di noi abbiano la faccia come il culo. Il giorno in cui questo sospetto diventasse una certezza sarebbe opportuno prenotare un biglietto di sola andata per non so dove.