COLLIO – Beato tra le Bionde

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Il Giogo del Maniva in questi giorni ‘africani’ è preso d’assalto da un’esercito di turisti che, come formichine attorno al loro nido di aghi di pino, si arrampicano sulle pendici del monte in cerca di refrigerio per il corpo e per lo spirito. C’è chi, tuttavia, queste plaghe le calpesta quotidianamente per parecchi mesi all’anno.

La mailga
La mailga

Ci riferiamo, in specifico, a Michele Bertussi giovanissimo mandriano. Lo incontriamo proprio a Ravenola Soliva, storica malga sul versante destro della Val Grigna. Abbandonato il mezzo al Gioco de la Bala prendi la strada sterrata che porta nella zona di interesse agro-turistico dell’Alpe Valdaione ben segnalata da un totem, ricco di interessanti informazioni, posto proprio all’inizio della strada.

Già… ma qui non siamo a Collio, siamo nel Comune di Bienno… Solamente una scritta impressa a fuoco in testa al totem indica la direzione per Ravenola Soliva… Scendi per un bel pezzo e trovi un bivio. Sono gli sfrigolanti fili dell’alta tensione, sopra il bivio della strada, che indicano il passaggio dal Comune di Bienno a quello di Collio. Un segnale in legno messo un po’ a sghimbescio, ti dice la strada per Ravenola Soliva. Dopo poco vedi i gruppi di capre al pascolo.

Che non ti salti in mente, in questo frangente, di fermarti nel prato a fare pipì perché le gentili caprette, alcune munite di inquietanti corna, subito ti accerchiano pericolosamente (attirate dal sale) e poi continuano a seguirti, invadenti, curiose e speranzose (esperienza personale, nda).

E’ mattina presto e il fresco rende piacevole la relativamente breve camminata tra le rocce affioranti, rosa e bianche, e il verde di quest’erba gagliarda e rude. L’orizzonte, dove nasce il cielo, glorifica il creato con le severe, grigie cime della Val Camonica e con il blu dei monti che racchiudono il lago di Garda. I paesini giacciono sul fondo delle valli, immobili agglomerati di vite che da qui paiono appartenere a un altro mondo. Pensieri che mi vengono quando sono ormai arroccato su di una montagnola di ceppi tagliati, mentre il sole si fa sempre più caldo (non per niente è Soliva), assediato dalle capre. Nel’attesa faccio alcune foto.

Finalmente mi decido a informare il mondo che sono li: fischio con sostenuta gagliardia. Dalla malga esce Michele, sorridente. “Ardel che l’om…” anche se penso non mi consideri un vero uomo visto il mio rapporto, pusillanime, con gli animali. Mi viene incontro con Belèn la sua fedele cagna, ed entriamo in malga. Muri antichi donano frescura e penombra; antica regola d’ospitalità dona caffè con grappa e ricotta. Michele dirige un regno di 430 capre e 250 ettari (tale è l’estensione della malga). Il capomalga è Roberto Bruni, di Collio, fratello del Giacomo Bruni della malga Vaia che avevamo visitato lo scorso anno. Oggi Roberto non c’é. Il Michele è nato il 25 luglio del ’96. Caso raro, unico, trovare un ragazzo così giovane che si dedica alla pastorizia, nell’opulenta Val Trompia.

In valle Camonica i giovani pastori sono molto numerosi. La Sparsì del Michele, comunque, ha vinto la gara interprovinciale a Edolo. La Sparsì del Michele è una Bionda dell’Adamello (come tutte le altre 429 capre). La Sparsì del Michele è stata giudicata la più bella tra le 250 capre selezionate. La Sparsì del Michele è il fiore all’occhiello dell’allevamento. Per la precisione: la mamma Eufemia Rambaldini ha un allevamento di capre con stalla in quel di Cesovo; qui, a Ravenola Soliva, quindi ci sono capre dell’Eufemia, del Roberto Bruni e di altri allevatori della Val Camonica. Le aziende attualmente dedite all’allevamento di capra bionda sono da considerare in numero esiguo (un centinaio circa e la maggior parte a conduzione familiare). La consistenza attuale è di circa 4500 capi che pur garantendo una discreta variabilità genetica non ne garantiscono ancora la sopravvivenza.

Il "totem"
Il “totem”

La giornata di Michele: sveglia verso le 6,30 per mungere le mucche (ne ha sei in malga); quindi si va in ‘casera’ e si mette il latte nella caldera, se si intende lavorarlo subito, o nelle ‘ramine’ se deve riposare. Bisogna ora recuperare la capre e mungerle. Con il latte delle capre si fanno le formaggelle: si scalda il latte con il caglio a 35 gradi; lo si lascia riposare per quaranta minuti-un’ora e poi, dopo averlo tagliato a croce, lo si scalda nuovamente a quarantadue-quarantatrè gradi; lo si mette quindi nelle forme e lo si sala. Dopo una settimana raggiunge il punto di maturazione che rende la formaggella commestibile. Quando dal ‘parol’ si è tolta la materia prima per fare le formaggelle, resta del siero che, portato a novanta gradi, origina la ricotta, mangereccia dopo un giorno. Il Michele munge centosettanta capre al giorno e ottiene circa duecentoventi litri di latte; alla sera sono a stagionare ventidue-ventitrè formaggelle. Michele resta in malga da giugno a settembre-ottobre e ama profondamente questa vita. Da settembre a giugno lavora in stalla a Cesovo.

Usciamo dalla malga: il cielo è limpido e il sole ha invaso il mondo; il ‘marèh’ (è la zona attorno alla malga più frequentata dagli animali, grassa, fangosa e umida; ‘mareh’ o ‘marech’ è anche sinonimo di ‘disordine’) è coperta dallo ‘slaas’, erba grassa a foglie larghe, usate dai pescatori per conservare le trote; il resto è reso terra battuta dalle capre che qui, in alpeggio, si trovano bene e producono più latte che in stalla ma sono molto casiniste, disordinate e indisciplinate. Il muro a secco delimita il barech, il recinto dove rinchiudere le mucche quando ci sono i temporali forti che altrimenti si mettono a correre a occhi chiusi e si ammazzano.

Ci salutiamo; Michele torna alle sue numerose occupazioni: in malga c’è sempre da fare. Torno verso il Gioco de la Bala e, stavolta, le capre mi ignorano completamente.