MARCHENO – La luce dentro la materia amorfa: l‘avventura del quotidiano creare

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Alla fine cosa è un segno? E’ sostanzialmente frutto di conoscenza condivisa. Il segno parla al tuo cervello. Il Segno viene dopo il Verbo che è conseguenza dell’assoluto, fonte ultima della creazione. E poi viene la scrittura, moltiplicatrice di scienza e conoscenza (ma non di coscienza). E poi viene l’arte che chissà di preciso cosa è. Poi viene la fotografia che è la

"Il Dario"
“Il Dario”

rappresentazione esatta della realtà. Anche per la fotografia, peraltro, a volte parliamo di arte. Diciamo, quindi, che possiamo avere un segno descrittivo e un segno propositivo. Il secondo fa parte dell’arte perché spinge la mente e il cuore oltre la conoscenza convenzionale.

E’ transtemporale (quando si è ignoranti vengono in aiuto questi paroloni che dicono tutto e niente ma includono svariati concetti che, appunto per ignoranza, non si è in grado di esprimere). Aggiungiamo che quando una persona è in possesso di tecnica e capacità manuale (conoscenza) e fa con amore il suo lavoro sarà un bravo artigiano; quando oltre a queste caratteristiche ha anche il dono di buttare il suo cuore dentro al suo lavoro è un artista. Ovvero: quando il suo lavoro non è finalizzato solamente alla soddisfazione del cliente ma anche alla realizzazione dei propri sentimenti, le sue mani e il suo ingegno trasmettono all’opera una vibrazione unica.

L’abbiamo presa alla lontana perché guardando i lavori di incisione del Dario Cortini ci riprende l’eterna voglia di viaggiare verso le sorgenti del sapere. Un sapere intenso, concepito e vissuto come unità di scienza e coscienza. Un perdersi cioè in una dimensione di massima condivisione (non verbale, quindi non spiegabile a parole) dove tu sei ciò che guardi e ciò che vedi è parte di te. Gli è che quando dormi io e universo sono un tutt’uno, mentre nella veglia io e universo sono distinti. Se ti immergi in taluni lavori del Dario ti addormenti, nel senso che precipiti, più o meno lentamente, in una dimensione di sogno…

Guardi il muso del lupo e lo vedi amico, tanto amico da mettergli la mano tra il pelo e da farti leccare la faccia… In una fotografia ricorderai e/o immaginerai momenti belli, passati; in una incisione del Dario vivi in un onirico universo, parallelo e possibile. Dipende ovviamente anche dalla tua capacità di astrarti dalle vicende quotidiane, dall’essere capace di immergerti nel segno in dimensione transfisica (vedi sopra…), dipende da quanto la vita ti ha azzoppato la voglia di vedere oltre (dipende anche da quante canne ti sei fatto, ma questo è un altro discorso). Il Dario, gesti misurati, piccoli e precisi, pignoli, viso affusolato, naso aquilino, occhi vicini, da scrutatore delle molecole del ferro, dell’acciaio e dell’anima, nasce il quattro novembre millonovecentosessantatrè sotto il segno dello Scorpione. Abita ad Aleno, frazione di Marcheno. Vive il suo buen retiro in una casa grondante di storia e di esistenze al centro di Aleno, nella zona storica che degrada verso la valle (Aleno è più vasto d quanto appaia passando per la carrozzabile), assieme alla sua compagna Cinzia. C’è anche Briciola, la bastardina nera che non l’abbandona mai.

Il padre Enzo, toscano di Siena, è scomparso sei anni fa, ed è la persona che ha dato ‘spessore’ alla vita del Dario, restandogli sempre vicino e accompagnandolo, ispirandolo, ieri come oggi, nelle sue scelte. Il Dario inizia a incidere a quattordici anni frequentando la scuola serale d’Arte di Sarezzo sotto la guida del maestro Renato Sanzogni. È proprio il Sanzogni che, viste le qualità del ragazzo, lo invita ad andare a lavorare alla Bottega di Incisioni Cesare Giovanelli. Da li il Dario non si muoverà più e attualmente è responsabile della qualità e creativo: inventa e realizza le nuove decorazioni, i nuovi modelli che arricchiranno svariati oggetti: dal fucile all’orologio, dal coltello alla stilografica.

Un orologio inciso da Dario
Un orologio inciso da Dario

Numerosi i lavori importanti realizzati: una croce per Woytila, un fucile per Mitterand, uno per Baggio, una medaglia per Lupo che Corre (che Dario ammira moltissimo per la sua forza fisica e psichica) tanto per citarne alcuni.. Tra i suoi maestri ricorda il Giulio Timpini, per l’incisione vera e propria e il compianto Leo Campanelli per il disegno. Sconsiglia i ragazzi dall’ intraprendere l’attività di incisore: non è proprio il momento, almeno qui in Italia. Comunque per essere un bravo incisore è necessario avere una forte propensione al disegno, propensione che va costantemente affinata e sviluppata assieme a una vigorosa vena creativa. Qualità queste, che crescono rigogliose se si conduce una vita posata, tranquilla e metodica che implica la capacità di restare al posto di lavoro per lungo tempo e di dotarsi di una proficua e saggia pignoleria.

Ci addentriamo ora negli aspetti più squisitamente tecnici (‘tecnico’ è un termine limitativo: “La vita è fatta di emozioni” sottolinea il Dario; quindi la tecnica è in funzione del cuore; una sintesi tra anima e cervello che si imprime nel (di)segno, sia esso lavoro di routine o raro capolavoro). Dario spiega che utilizza una tecnica specifica: incide solo a linee e non a puntini, seguendo la tradizione della grande incisione europea (Albrecht Durer, tanto per citare uno dei massimi esponenti di questa scuola). Le zone d’ombra sono create intensificando e incrociando le linee; viceversa le zone più chiare si palesano con un diradamento delle linee.

A questo si aggiunge la capacità di aumentare (effetto scuro) o diminuire (effetto chiaro) la profondità del taglio all’interno di ogni singola linea. Occorre un bulino affilatissimo e sottile, ma soprattutto una mano virtuosa e sopraffina. L’effetto è duplice: da una parte non serve ‘sporcare’ con l’inchiostro le zone che si vogliono più scure e dall’altra l’incisione rende il disegno setoso, translucido (oggi i trans si sprecano…tanto sono gratis) e l’effetto sul piumaggio, sulle pellicce e sui prati è formidabile: il cangiare del disegno a seconda dell’incidenza della luce richiama lune piene e tramonti e albe e soli e stagioni…

E ciò che si vede è: non ci sono trucchi o scorciatoie; laser o inchiostri. Se volete rimirare l’immagine da più vicino prendete una lente ed entrate, lasciatevi possedere, partecipate alla genesi del Mondo Nuovo. Il Dario, quindi, riproduce o sublima la realtà? E’ un bravissimo artigiano o un artista? Mah… Torniamo all’inizio: cosa è l’arte? Vista la nostra irrimediabile e irriducibile ignoranza lasciamo al lettore la risposta.