PONTE DI LEGNO – Seconda serata di Passi nella Neve con Fabrizio Bentivoglio

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Dopo il successo del primo appuntamento di Passi nella neve, che ha visto Pamela Villoresi emozionare il pubblico delle Bocchette di Val Massa (Temù) con Basta un giorno di sole, domenica 4 agosto alle ore 8.30 del mattino, Fabrizio Bentivoglio interpreterà Albe di Fango, reading tratto da Trincee – Confidenze di un fante di Carlo Salsa.

Cornice dell’evento, promosso dal Comune di Ponte di Legno, sarà uno dei luoghi simbolo di Passi nella neve, il Rifugio Bozzi, nella Piana del Montozzo, dove negli ultimi anni artisti del calibro di Marco Paolini, Luigi Lo Cascio, Alessandro Baricco, Fabrizio Gifuni, Alessio Boni e Gioele Dix hanno rievocato con le loro interpretazioni le vicende della Prima Guerra Mondiale. In uno dei più noti rifugi dell’alta Valcamonica, Ponte Bentivogliocircondato da importanti testimonianze della Grande Guerra, in parte recentemente restaurate e che ospitano anche un piccolo museo gestito dal Gruppo Alpini di Pezzo, Fabrizio Bentivoglio avrà il compito di dare voce alle dure ma profetiche parole di Carlo Salsa. In Trincee, nudo diario ancor prima che romanzo, Salsa esprime una verità, quella della tragedia della guerra, mostrata fuori da ogni relativismo.

Verità che si nutre di quindici mesi ininterrotti di esperienza pienamente vissuta, tra il fango e i reticolati, dove si muovono, sospesi tra animalità e lirismo, strani esseri, “curvi sotto i tabernacoli dei teli di tenda e delle coperte inzuppate che si sono costruiti come delle zattere di sacchetti e di rottami su cui sedere”. Carlo Salsa li descrive dalla sua diretta esperienza di fante, “flagellati dalla pioggia, addossati gli uni agli altri, con i piedi immersi nella fanghiglia, come statue di creta non ancora dissepolte”. Ma dentro queste pagine, la sua antologia di morti e moribondi si mescola con lampi profeticamente ironici: “qui ci verranno dopo la guerra a fare la gita di ferragosto. E raccatteranno le nostre ossa come portafortuna. Verranno anche ad inaugurare i monumenti e il più famoso imboscato farà il discorso e tirerà in ballo tutto l’armamentario della professione. Poi andranno tutti a Gorizia e ci faranno sopra una bella scorpacciata”.

Fabrizio Bentivoglio si confronterà dunque con una narrazione pacata, ironica, ma tragicamente cruda, che costituisce un’accorata denuncia dell’orrore della guerra, che mal si conciliava con la retorica nazionalista e con il mito della “vittoria mutilata” e che per questa ragione subì, durante il fascismo, la stessa sorte di altri scritti-verità sulla Grande Guerra. Al termine sarà possibile visitare il Museo dedicato a Gianni de Giuli, accompagnati da due guide del Gruppo Alpini di Pezzo.

Fabrizio Bentivoglio studia alla scuola di recitazione del Piccolo Teatro di Milano nel 1976-77, lavora con Giorgio Strehler e poi con Romolo Valli, non abbandonando mai l’impegno teatrale. L’esordio significativo nel cinema avviene nel 1981 in La vera storia della signora delle camelie di Mauro Bolognini. Dotato di forte espressività e di notevoli capacità tecniche, è stato convincente soprattutto nel rappresentare una generazione in bilico tra utopia e cinismo. Ha lavorato in particolare sintonia con Gabriele Salvatores (Marrakechexpress, 1989; Turné , 1990, anche sceneggiatore; Happy family, 2010) e Silvio Soldini (L’aria serena dell’Ovest, 1990; Un’anima divisa in due, 1993, premiato con la Coppa Volpi a Venezia).

Si è messo alla prova in film di denuncia come Un eroe borghese (1995) di Michele Placido e Testimone a rischio di Pasquale Pozzessere (1996, David di Donatello 1997 come miglior attore). Tra gli altri film si ricordano Le affinità elettive (1996); Pianese Nunzio 14 anni a maggio (1996); La parola amore esiste(1998); Mia aioniotita kai mia mera  (L’eternità e un giorno, 1998) di Thodoros Angelopulos; Del perduto amore (1998, David di Donatello nel 1999 come miglior attore non protagonista) di Michele Placido; L’amore ritorna (2004) e La Terra (2006) di Sergio Rubini; La lingua del santo  (2000) e La giusta distanza (2007) di Carlo Mazzacurati; Una sconfinata giovinezza (2010) di Pupi Avati; Scialla (2011) di F. Bruni. Come regista ha realizzato Tipota (1999, menzione speciale a Venezia) e Lascia perdere Johnny! (2007).