BRESCIA – La chiesa dei Santi Nazaro e Celso torna a splendere

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Finalmente, dopo due anni, il lavoro per  restaurare la chiesa dei Santi Nazaro e Celso, di via Matteotti, si è concluso. Ora uno dei più importanti edifici religiosi della città può tornare a splendere insieme a tutte le sue straordinarie opere d’arte.

Tiziano, Polittico Averoldi, 1522
Tiziano, Polittico Averoldi, 1522

La chiesa dei Santi Nazaro e Celso ha un’origine molto antica: le prime informazioni sono del 1239, mentre il nucleo primitivo, fondato dal grande Berardo Maggi, Vescovo e Signore di Brescia, risalgono all’inizio del Trecento. Dopo successivi rifacimenti nel corso del Quattrocento e il titolo di collegiata acquisito, nel corso del Cinquecento avvenne un significativo episodio che segnò l’arrivo di una delle più importanti opere d’arte in città. Infatti, la chiesa dei due martiri cristiani, morti nel 304 d.C., oggi non vanta solo un’architettura neoclassica, partorita dopo gli ultimi lavori di sistemazione eseguiti nel corso del Settecento, ma anche un patrimonio pittorico incredibile. Il fiore all’occhiello è senza ombra di dubbio il “Polittico Averoldi”, dipinto da Tiziano Vecellio, su commissione del prevosto Altobello Averoldi, il quale richiese l’opera al maestro veneziano, già pittore ufficiale della Serenissima, nel 1519. L’opera venne ultimata nel 1522, quando, arrivata a Brescia, fu posta sull’altare maggiore della collegiata, andando a sostituire il polittico di Vincenzo Foppa del 1492.

Moretto, Incoronazione della Vergine con i santi Michele Arcangelo, Giuseppe, Francesco d'Assisi e Nicola di Bari, 1534 ca.
Moretto, Incoronazione della Vergine con i santi Michele Arcangelo, Giuseppe, Francesco d’Assisi e Nicola di Bari, 1534 ca.

Il capolavoro di Tiziano, un bellissimo olio su tavola, è formato da cinque pannelli. Al centro troviamo la Resurrezione di Cristo, che richiama la “Trasfigurazione” di Raffaello eseguita nel 1518, mentre lo sfondo, con un incredibile effetto di luce, è degno della scuola danubiana dell’inizio del Cinquecento; un’atmosfera pacata e cupa, di discendenza giorgionesca, si respira nel pannello di sinistra, dove si trova San Nazaro con l’armatura e San Celso sullo sfondo, insieme al committente; bellissimo è il pannello di destra, sul quale viene dipinto San Sebastiano martirizzato, di chiara ispirazione michelangiolesca per il gusto della torsione, presa come modello, molto probabilmente, dai “Prigioni” del 1513 e da certe figure della Cappella Sistina. Sulla colonna spezzata ai piedi di San Sebastiano si trova la firma del pittore, come di consuetudine quando un dipinto veniva spedito in una città diversa da quella in cui è realizzato.

Nello sfondo dello stesso pannello si vede San Rocco, altro santo protettore contro le pestilenze. Infine, gli ultimi due pannelli sono dedicati all’Annunciazione, con l’Angelo a sinistra e la Vergine a destra, in uno schema ancora medioevale. L’uso del chiaro scuro crea un dinamico gioco di luci ed ombre sulla veste dell’Angelo, il quale compie un gesto dirompente aprendo il lungo cartiglio, mentre la Vergine è investita da una luce e un’atmosfera più delicata e intima, perfetta per l’episodio. Sicuramente il polittico è da considerare un punto fondamentale per lo sviluppo della pittura bresciana, in quanto porta nel nostro territorio le novità dell’arte veneziana, caratterizzata da luce e colore, distaccandosi da quella romana che vede il primato del disegno.

Sempre nella chiesa dei Santi Nazaro e Celso non bisogna dimenticare la bellissima pala del Moretto raffigurante “l’Incoronazione della Vergine con i Santi Michele Arcangelo, Giuseppe, Francesco d’Assisi e Nicola di Bari”, databile al 1534 circa, che è considerata il punto d’arrivo della maturità artistica del pittore bresciano, nonché uno dei suoi massimi capolavori. Ecco quindi un altro vero e proprio scrigno d’arte della nostra città, che forse conosciamo troppo poco per poterla godere e valorizzare a pieno.