Lettera aperta sullo “ius soli”

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Lo ius soli (in latino “diritto del suolo”) è un’espressione giuridica che indica l’acquisizione della cittadinanza come conseguenza del fatto giuridico di essere nati nel territorio dello Stato, qualunque sia la cittadinanza posseduta dai genitori. Si contrappone allo ius sanguinis (“diritto del sangue”), che indica invece l’acquisizione di una cittadinanza per il fatto di nascere da un genitore che ne è già in possesso. Da alcuni mesi, ormai, la questione è al centro del dibattito politico ed ha portato a prese di posizione marcate, talora anche sconsiderate, da una parte e dall’altra. Pubblichiamo, di seguito, la lettera aperta inviata da un nostro lettore. Si potrà o meno essere d’accordo con il contenuto, non con il modo, meditato e consapevole, con cui viene sostenuto il ragionamento:

kyengeIn Italia un immigrato può già ricevere la cittadinanza dopo aver acquisito un processo di integrazione (legge del 1992 che include elementi di ius soli misti a ius sanguinis), non è detto però che un immigrato voglia per forza diventare un cittadino italiano, tanti esperti immigrazionisti che vorrebbero l’annientamento dei popoli e delle culture troppo spesso non prendono in considerazione che anche l’immigrato possiede una dignità ed un orgoglio e che magari voglia mantenere la sua vera identità nazionale.

In Europa, al contrario da come scritto su molti giornali, nessun paese applica lo ius soli, tuttalpiù Regno Unito ed Irlanda che lo applicavano sono corse ai ripari per rimediare all’immigrazione incontrollata ed al “turismo” della cittadinanza (immigrati che andavano a partorire nei paesi con ius soli per poi girare liberamente in Europa); i restanti paesi sono suddivisi in 14 che applicano lo ius sanguinis e 19 che hanno regimi misti (come l’Italia). [fonti: Eudo-citizenship]

Il modello di società multiculturale è fallito e sono sotto gli occhi di tutti i fatti di cronaca degli ultimi mesi (anche se i media non ne danno notizia), dagli omicidi dei militari e le rivolte in Inghilterra alle sommosse in Svezia, passando dalle banlieue francesi ai “vari Kabobo” in Italia. I maggiori leader europei tra cui Merkel e Cameron si sono pronunciati in merito alla società multietnica definendola fallimentare.

La matematica non è un’opinione: per ogni immigrato che lavora c’è un italiano disoccupato

Secondo le rilevazioni dell’Istat, al primo gennaio 2013, gli stranieri residenti in Italia sono 4.387.721, 334 mila in più rispetto all’anno precedente (+8,2%), di cui 2.356.000 sono occupati e altri 500.000 lavorano in nero. [Fondazione Iniziative e Studi sulla Multietnicità]

Secondo le rilevazioni dell’Istat, al 27 luglio 2013, i disoccupato italiani sono 2.758.000.

Dati alla mano è evidente che è un controsenso aumentare i flussi immigratori, inoltre la forte richiesta di lavoro da parte degli immigrati abbatte il mercato per gli italiani in quanto la manodopera straniera è più incline a subire situazioni di sfruttamento e a richiedere condizioni economiche e contrattuali che gli italiani non accetterebbero. L’immigrazione in massa quindi è dannosa non solo per gli italiani ma anche per gli stranieri che vengono troppo spesso sfruttati. Un esempio virtuoso da seguire è quello australiano in cui vengono accettati lavoratori stranieri solo in caso di necessità ed in mancanza di disoccupati autoctoni.

L’Italia è un paese anziano, ma pensare di tappare il vuoto demografico con giovani immigrati è alquanto assurdo, bisognerebbe attivare una politica di incremento demografico con incentivi alle famiglie ed alle nascite, anzichè pensare solamente ai matrimoni gay, ai finanziamenti ai partiti ed agli assegni di assistenza agli immigrati mentre le famiglie italiane non riescono ad arrivare a fine mese e figuriamoci a fare figli.

In conclusione riflettendo sul caso Balotelli faccio notare l’assurdità del principio dello ius soli per cui Giuseppe Rossi (Attaccante della fiorentina) nato a New York da genitori italiani non è italiano, ma lo è Mario Barwuah nato casualmente a Palermo.

Grazie per l’attenzione

 Davide Tomasotti

 

2 Commenti

  1. I am opposed to the “jus soli”. I say it from a country, France, where it has been the rule since Napoleone III when the country needed cannon-fodder. A generous-looking idea is not necessarily a fair idea. Public opinion in the country where I happen to live eventually espoused half a century ago the principle of granting independences on our former colonies partly to be freed from the presence of people from these former colonies on France’European territory. Massive and continuous trancontinental south-north immigration is resented as illigitimate.

  2. «La matematica non è un’opinione: per ogni immigrato che lavora c’è un italiano disoccupato» Forse la matematica non sarà un’opinione ma detta così è fin troppo evidente che la colpa della disoccupazione degli italiani sia da attribuire agli stranieri. Le cause sono molteplici e variegate ma non credo che gli stranieri in questi casi abbiano delle colpe specifiche. Eventualmente fanno parte, con gli italiani, della stessa faccia della stessa medaglia. Magari un’analisi più serena e obiettiva farebbe scoprire che sono poi i tanti cummenda del nord e del centro che chiudono fabbriche (anche di notte portando via macchinari e quant’altro) o assumono al nero solo per un risparmio (o un’evasione?) di tasse troppo alte che certi partiti hanno sempre promesso di ridurre e mai hanno fatto e per trasferirle laddove la mano d’opera è 2/3 meno cara che qui e dove non esistono garanzie sindacali di alcun genere sia che tu sia autoctono che immigrato. Se vuoi lavorare, sembra il nuovo slogan propagandistico e politico, lavori alle mie condizioni. E credo che il metodo Marchionne sia l’esempio più eclatante in questo senso. A danno degli italiani stessi non certo degli immigrati. A meno che essere siciliani o campani o pugliesi non voglia dire essere immigrati e stranieri. Che poi anche lo straniero venga sfruttato (ma solo certe condizioni di stranieri) non ci piove ma dal momento che il lavoro lo danno i padroni e non lo creano certo nè gli operai nè gli stranieri cioè i salariati, certe analisi dovrebbero essere fatte con uno spettro ad ampio raggio altrimenti è solo propaganda populista come la citazione del caso “Kabobo”. Nessuno si chiede mai sui 4.400.000 stranieri in Italia (di cui 2.400.000 occupati e quindi in regola) quanti casi “Kabobo” ci siano. Certo, questi ultimi vengono anche artatamente amplificati grazie ai media compiacenti ma non certo per irregolarità quanto per voler giustificare comunque un fare politica che produce voti e sopravvivenza per qualcuno.

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