Edvard Munch: l’artista che “sente” con gli occhi

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Centocinquant’anni fa nasceva uno dei pittori che influenzò una delle correnti pittoriche più studiate ed importanti dell’inizio del Novecento. Infatti è proprio Edvard Munch uno dei precursori dell’Espressionismo.

Edvard Munch, Malinconia, 1892
Edvard Munch, Malinconia, 1892

Il grande artista norvegese, nato a Løten nel 1863, non ebbe un’infanzia tranquilla e serena: ancora da bambino vide morire la madre, mentre da adolescente fu costretto ad assistere al lento spegnersi della sorella, logorata dalla tubercolosi. Questi due episodi segnarono il carattere, le mente e la vita di Edvard. Anche lui non godette di buona salute, in quanto accusò problemi polmonari che lo costrinsero a periodi di degenza in ospedale. Tutto questo lo portò ha guardare il mondo con occhi diversi, dove tutto sembrava contaminato dall’angoscia, dalla malinconia, dal dolore e ovviamente dalla morte.

Il suo pensiero si riflette nelle opere che ci ha lasciato: dopo aver frequentato l’Accademia delle Belle Arti di Oslo, si recò a Parigi, dove entrò in contatto con la pittura impressionistica, per poi studiare con i grandi maestri quali Van Gogh, Gauguin e Degas. Immediatamente la sua pittura mostrò qualcosa di assolutamente differente dagli impressionisti, in quanto rifletteva non tanto ciò che vedeva, ma quello che sentiva con gli occhi, come fosse una specie di particolare sinestesia. A Munch non interessava riportare su tela l’oggettività, ma al contrario la soggettività, attraverso l’uso di colori anche irreali e sgargianti, disposti all’interno di un disegno forte, violento e deformato, con pennellate decise e ondulate.

Edvard Munch, Separazione, 1896
Edvard Munch, Separazione, 1896

Proprio per questo motivo può e deve essere considerato il primo espressionista (non c’è da dimenticare che fu anche simbolista). Gli unici temi che trattò nella sua produzione furono la vita, la passione, l’ansia, la malinconia e la morte, che lo accompagnarono, tormentandolo e consumandolo, fino alla fine. Per questo motivo il critico Giulio Carlo Argan affermò, con giusta ragione, che la poetica di Munch fosse collegata al pensiero di Kierkegaard, il padre dell’Esistenzialismo, che diede così una spinta fondamentale alla nascita dell’Espressionismo. Alla morte, avvenuta nel 1944, Edvard lasciò tutti i suoi beni, tra cui più di 1100 dipinti, al municipio di Oslo, dove oggi si trova un museo a lui dedicato.

Per celebrare i 150 anni dalla nascita, la Fondazione Bevilacqua La Masa, presso la Galleria di Piazza san Marco, propone una mostra che espone 28 opere del grande pittore norvegese, visitabile fino al 28 settembre, mentre dal 4 ottobre al 2 marzo 2014 Palazzo Ducale di Genova allestirà una grande mostra intitolata “Edvard Munch”.

È un vero peccato non conoscere maggiormente un artista così profondo ed affascinante, il quale non realizzò solo il famoso dipinto “L’urlo”, ma anche tante altre incredibili e coinvolgenti opere, che lo fanno essere, a mio avviso, il pittore che meglio ha saputo trasmettere, far percepire e mostrare, tramite la sua potente pittura, le emozioni più intime e nascoste dell’animo umano.