VALSABBIA – Serle vs Vallio, 4° sfida ad ingalostro tra le bocce sull’erba

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Mancano poche ore alla manifestazione in programma per lo scorso giugno e poi posticipata, ovvero la sfida tra Serle e Vallio Terme ad ingalostro.

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L’ingalostro – seconda l’accezione usata a Vallio – o la lengalosta, per dirla alla Serlese, è, come già abbiamo avuto modo di ricordarvi, un gioco di bocce praticato sull’erba, un tempo praticato più dagli adulti che dai bambini.

L’appuntamento con questa 4° edizione è per domani, domenica 14 luglio 2013, alle ore 8:30 presso il piazzale in via Caschino a Vallio Terme.

Partecipare significa contribuire nel voler riscoprire una tradizione che stava per essere dimenticata dai cittadini dei due paesi.

Fino alla metà degli anni Cinquanta, infatti, a Salvandine di Serle era consuetudine che gli abitanti di questa contrada si riunissero per festeggiare la Pasquetta: venti uomini, uno per famiglia, solitamente il capofamiglia o, in assenza di questi, il primogenito maschio, si sfidavano in un’interminabile gara di bocce. Ognuno portava con sé la propria boccia, di legno, sulla quale era impresso a fuoco il soprannome del proprio casato.

A Vallio Terme, invece, questa tradizione ha avuto vita fino al 2006, e veniva proposta come tradizione nel Palio delle contrade: gli uomini, accompagnati dalle donne, si sfidavano per i campi della valle, usando la strada sterrata quale campo di gioco, oppure scorciatoie acciottolate. Colui che si avvicinava maggiormente al pallino, conquistava un punto ed aveva il diritto di impugnare un lungo bastone decorato detto “testémone” e, con quello in mano, aveva l’onore di creare un lancio particolare con uno stile personalissimo: chi tirava sotto gamba, chi girando la schiena, chi con la mancina, chi con entrambi le mani e…….non bastando, la fantasia si esprimeva anche in brevi frasi o motti che tutti i concorrenti dovevano ripetere correttamente pena la riduzione del punteggio.

Il tutto veniva valutato con una votazione assegnata da un giudice di gara o capo gioco ed inserito in una classifica.
 Poi si continuava: un altro tratto di strada, un’altra partita, un altro stile, l’ennesima facezia e, così via, percorrendo circa i tre quarti del paese in un saliscendi continuo!

Il gran vociare, le sonore risate e la polvere sollevata mettevano sete e, allora, ad ogni osteria c’era una pausa ristoratrice con vino novello, uova sode, salame fresco e una “cantadina” tonificante.
 Lo svago non era riservato solo ai giocatori, ma anche ai molti curiosi che seguivano la kermesse incitando, schernendo, cantando e bevendo. All’attraversamento di ogni contrada il loro numero aumentava infatti sensibilmente: le donne e i bambini osservavano, gli uomini si accodavano all’allegra brigata.

La conclusione, al tenue lume delle lucerne, avveniva a sera inoltrata proprio nel luogo da dove il tutto aveva avuto inizio.

Lì si sommavano i punteggi e, stilata la classifica, il vincitore riceveva in premio un fiasco impagliato artisticamente, di buon vino rosso che doveva tracannare a garganella, seduta stante, ricevendo il plauso della frazione.

L’anno successivo era suo l’incarico di rimettere in palio il fiasco pieno di buon nettare e di dare il via alla nuova competizione.

Nei decenni successivi, purtroppo, la tradizione subì variazioni nel numero dei giocatori, nell’origine degli stessi e nel premio in palio.

Il simbolico titolo di “Vincitore dell’Ingalostro o Lengalosta” venne sostituito da un compenso in denaro, perdendo, così, irrimediabilmente la propria originalità.