MILANO – Carceri piene, detenuto risarcito di 2.600 euro. Un caso che farà legge

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Ritorna, con la sentenza 29971/13, pubblicata il 12 luglio scorso dalla prima sezione penale della Cassazione, il dibattito sull’annosa piaga delle condizioni inumane in cui versano i detenuti negli istituti penitenziari italiani, ma anche quel barlume di speranza che sta nelle decisioni giurisprudenziali che bacchettano l’amministrazione penitenziaria e quindi lo Stato che non ottempera all’obbligo di rispettare la dignità dei reclusi che sono, prima di tutto e comunque, persone. Ad evidenziarlo è Giovanni D’Agata, presidente e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, associazione che da anni difende anche i diritti di coloro che sono sottoposti a misure di prevenzione anche con azioni a tutela dei diritti fondamentali.

FERRERO MARABINI PEREGO - CARCERE SAN VITTORE DETENUTI DIETRO LE SBARRE - Fotografo: FOTOGRAMMAA causa delle condizioni della cella che violano la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, il detenuto deve essere risarcito, e questo è un fatto conclamato da altri precedenti. Ma con la decisione in commento, risulta confermata anche dalla Suprema Corte la decisione del tribunale di sorveglianza, che ha stabilito in 2.600 euro il risarcimento riconosciuto perché il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria non ha impugnato nel termine perentorio di dieci giorni il provvedimento. La considerazione – dice D’Agata – vale, anche se era al giudice civile che spettava la decisione sul risarcimento del danno invocato dal detenuto e il Procuratore Generale ha ritenuto “inesistente” il provvedimento del magistrato di sorveglianza: invero la ripartizione degli affari all’interno di un ufficio giudiziario della magistratura ordinaria non crea questioni di giurisdizione. Anche a voler considerare “abnorme” il provvedimento contestato, per l’impugnazione il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria avrebbe dovuto presentare ricorso entro dieci giorni a partire dall’effettiva conoscenza dell’atto, avvenuta con la rituale comunicazione.

Nel caso in questione, quindi, è stato rigettato il ricorso del ministero della Giustizia nonostante le conclusioni del Procuratore Generale fossero per l’annullamento del provvedimento del magistrato di sorveglianza senza rinvio. Nei motivi di ricorso l’amministrazione penitenziaria aveva dedotto che l’inefficacia del trattamento carcerario dipende per forza dal noto sovraffollamento degli istituti, mentre il magistrato di sorveglianza aveva dichiarato, al contrario, la responsabilità del Ministero in termini contrattuali (in senso lato), stabilendo conseguentemente l’obbligo al risarcimento del danno. Le condizioni della cella che avevano portato al ricorso del detenuto è comune a quelle di altre migliaia di detenuti: 11,5 metri quadrati, senza acqua calda ma con finestra unica e letti a castello a cinquanta centimetri dal soffitto.

Il tutto per tre reclusi che ci vivono per diciotto ore al giorno. Le condizioni dei ristretti, secondo il giudice – dice ancora D’Agata – violano l’articolo 3 della convenzione europea dei diritti dell’uomo. E va ricordato che di recente la Corte di Strasburgo ha condannato l’Italia per la sua (invero perenne) emergenza-carceri. Se è vero che non è il reclamo stabilito dall’articolo 35 della legge sull’Ordinamento penitenziario la via giudiziale da percorrere per il detenuto che si ritiene leso nei diritti soggettivi e anche pur inequivocabile che il provvedimento del magistrato di sorveglianza resta in piedi perché è stato superato l’orientamento secondo cui è giuridicamente inesistente il provvedimento emesso in violazione della distinzione fra civile e penale, laddove comunque si tratta di un magistrato ordinario. Ma v’è di più: se il provvedimento fosse davvero abnorme, la questione non cambierebbe perché bisogna in ogni caso applicare il regime delle impugnazioni e, dunque, rispettare i termini. Morale della favola: il Dap deve pagare.

1 Commento

  1. salve mio marito si trova nel carcere di borgo san nicola lecce x colpa dell soprafollamento e della mancanza di posti e costretto a restare chiuso in una cella di 9 metri con tre persone e caduto dalla brande che composta da 3 posti letto nn a norma di legge si e rotto omero del braccio e stato operato e x di piu nn a tutte le cure che ci nessitano mancano solo 6 messi x il fine pena e nn lo fanno uscire e nn o le possibilita economiche x andarlo a trovare e nn lo dann un avvicinamento x di piu un detenuto nn puo stare piu lontano di 300km da luogo abitativo e un mandato di 17 anni fa ma pultroppo viviamo in un stato ladro dei diritti del uomo i nostri detenuti vengono trattati da bestie fanno bene a chiedere rissarcimento voglio vedere lo stato come li paga siete una razza di ladri delle anime il carcere dovrebbe essere educativo invece li massacrano vorrei vedere un politico o un capo dello stato vivere cosi li vorrei vedere marcire li dentro x farci provare cio che provono i nostri detenuti italiani uno stato di ladri tutto questo a chi aspettano x trovare una soluzione sta banda di deliquenti x che i veri assasini solo loro che uccidono le anime alla liberta stato assasino dateci i loro diriti……….

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