SOIANO – Il nuovo povero 60 giorni dopo: don’t try this at home!

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I soldi non fanno la felicità … Figuriamoci la miseria! Eppure, se si considera che le famiglie italiane sono tra le ultime in Europa per il reddito, che più di 383mila imprese hanno chiuso i battenti nel 2012 (risultato che rischia di essere superato nel 2013), che il tasso di disoccupazione giovanile supera il 40%, è chiaro che la povertà è uno spettro che assume di giorno in giorno una forma sempre più concreta. Il lavoro, da maledizione per molti, è sempre più una benedizione per pochi. E, se fino a qualche anno fa, era viva la speranza di migliorare la propria situazione economica, oggi non resta che pregare affinché questa non peggiori.

nuovo povero 60 articoloInvece di piangerci sopra, c’è chi ha scelto di afferrare il toro per le corna e, rimasto senza lavoro, provare a vivere realmente da povero ( rif: account Twitter @NuovoPovero e account facebook). Si tratta di Damiano Rovizzi, che 60 giorni e 10 chili fa ha iniziato a vivere spendendo solo tre euro al giorno. “Sono davvero felice ed orgoglioso di intraprendere quest’esperienza – ci racconta l’impavido ventinovenne – Adesso, nonostante qualche difficoltà fisica e mentale in più, sono curioso di scoprire i giorni successivi. Le prime settimane mi chiedevo spesso chi me l’avesse fatto fare e mi sono ritrovato a pensare di mollare tutto e tornare a casa. Fino ad oggi, però, ho tenuto duro ed eccomi qua”. Certo le difficoltà non mancano, come la paura della notte o i tanti sfizi che quotidianamente ci concediamo e che diamo ormai per acquisiti. “Se si pensa che al giorno d’oggi non si è più nemmeno al sicuro in casa propria, figuriamoci se posso sentirmi al sicuro io, che al momento non ho un tetto sotto cui stare – continua nel suo racconto Damiano – Avevo un ottimo stipendio per un ragazzo della mia età e, non avendo spese da gestire a casa, l’ho sempre usato unicamente per la mia vita ed i miei sfizi. Mi manca lo sport, mi manca uscire a cena, il cinema e le serate con gli amici ma soprattutto, devo ammetterlo, mi mancano le donne. Sessanta giorni senza la compagnia di una donna … beh, insomma… è dannatamente complicato!

Ma la povertà, come la sorte, se con una mano toglie con l’altra rende, consentendo di assistere indisturbati alla scena del mondo che passa. “Questa esperienza della povertà mi sta insegnando quanto può essere ricco un pensiero. Ricco di significato, ricco di emozioni. Sto avendo modo d’imparare quanto poco conoscevo sulle persone che mi stanno intorno, di quanta fatica e quanti sacrifici si devono fare per stare al mondo. Ho conosciuto Giuseppe, un ragazzo che ha perso i genitori a distanza di cinque mesi uno dall’altro e che, per una serie di altre sfortunate circostanze, si è ritrovato in strada senza lavoro e casa. Mi ha dato uno stimolo e una carica per resistere e continuare. Ho visto anche altre persone che mi hanno colpito tanto. Le ho incontrate presso la Caritas, a chiedere un piccolo aiuto per se stessi, per la propria famiglia o anche solo per un piatto di pasta! La loro disperazione si legge in faccia e la cosa più triste è che il loro numero cresce di giorno in giorno.

Ora, se da una condizione di povertà possono nascere delle occasioni di riscatto, più difficile è venir fuori da una condizione di miseria, dove mancano spesso non solo le risorse materiali, ma anche culturali e morali. Di certo il “nuovo povero” non è Madre Teresa di Calcutta, ma incontrare la sofferenza delle persone, provarla sulla propria pelle, aiuta a restituire (in un reciproco scambio) speranza ed appartenenza. Al termine dell’esperienza, che Damiano intende spingere fino all’estremo per poter meglio comprendere le varie sfaccettature della povertà, sarà pubblicato il suo “diario di viaggio”, in cui racconterà segreti e trucchi per sopravvivere nel quotidiano con pochi spiccioli. E’ inoltre in progetto un documentario da realizzarsi con i filmati e le interviste effettuati lungo il suo percorso.