Ogni ora che passa falliscono due imprese

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Nell’editoriale del 28 giugno riportavo le parole del sottosegretario Giorgetti (economia), il quale intravvedeva la fine della crisi e i primi segnali della ripresa che avrebbe imagesconsentito le entrate necessario al fabbisogno del giugno 2014, visto che le tasse di quel periodo – il governo – ci ha chiesto di pagarle anticipate nell’acconto di novembre.
E scrivevo che solo un imbecille poteva credere ancora che gli asini volano
Ora arriva il rapporto Unioncamere a dipingere una situazione che definire drammatica è poco. Riporto alcuni brani di un pezzo, a firma del collega Paolo Baroni, comparso sulla Stampa.it di stamattina:
“Trentacinque fallimenti al giorno. Ogni due ore in Italia muoiono 3 imprese: 5.334, per la precisione, nei primi cinque mesi dell’anno. Duecentottantaquattro in più (+5,6%) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. (Unioncamere nel suo ultimo rapporto sulla crisi italiana)
Oltre ai fallimenti crescono anche le domande di concordato, addirittura triplicate rispetto al 2012: passate da 539 a 904 casi (+68%). In alcuni casi si tratta di un modo per procrastinare situazioni già molto compromesse, in molti altri è invece la via breve per serrare i cordoni della borsa e liberarsi (per un po’) di tanti creditori.
Nessuno paga più
Le imprese muoiono perché i consumi continuano a scendere, perché non riescono o non possono agganciarsi al treno dell’export, perché i costi sono troppo alti. Ma anche perché, spiega Unioncamere, i clienti, spesso altre aziende, non pagano. Insomma si fallisce – e pure tanto – non solo per debiti ma anche per crediti non riscossi. Non solo dallo Stato, che in queste settimane poco alla volta ha iniziato a pagare i suoi primi 20 miliardi di arretrati, ma dai privati.
Manifattura al capolinea
images (1)I settori più colpiti sono le attività manifatturiere (1131 fallimenti), le costruzioni (1.138) e il commercio, sia al dettaglio che all’ingrosso (1.203). Ma anche le attività immobiliari non se la passano bene con un aumento del 117,4% delle istanze (salite da 135 a 250). Idem le attività di trasporto e magazzinaggio: +49,5% (da 93 a 281 fallimenti). A fallire sono soprattutto i costruttori edili (680, +67,1%), e le aziende che effettuano lavori di costruzione specialistici (413, +70%). A ruota seguono le attività immobiliari ed i trasportatori (202, +75,7%), ma soffrono anche i ristoratori (202 fallimenti) e ed i fabbricanti di mobili (113 procedure, +91,5%).
Le difficoltà del settore edili ed immobiliare sono fotografate bene anche dall’impennata delle domande di concordato arrivate da questo comparto: +277,3% per le attività immobiliari, +141,7% per le costruzioni. Boom anche nel settore delle industrie alimentari (+222,2% a quota 29) e nel commercio all’ingrosso, +145,5% a quota 108.
Il ko da Nord a Sud
E’ Milano la città che conquista il primato in questa per nulla entusiasmante graduatoria con circa il 10% di tutti i fallimenti, 525 nei primi 5 mesi del 2013, uno in più del 2012; seguono Roma (466), Napoli (217), Torino (209) e Brescia (143) come Firenze. A livello regionale il record spetta pertanto alla Lombardia (1211 fallimenti, +95), seguita da Lazio (595, +11,4%) e Veneto (454, +11,5%). Mentre sono Toscana (+38,2% a quota 441), Calabria (153, +24,4%) ed Emilia Romagna (+15,1% a quota 428) a segnare i rialzi più forti, segno che la crisi sta penetrando in profondità ovunque nel Paese e non risparmia nemmeno le aree (Emilia, Toscana e Veneto) tradizionalmente più dinamiche ed attrezzate per far fronte alle tempeste dei mercati.”

Brescia è la quarta città in classifica e la Lombardia è in cima alla lista delle regioni. Ma questo è ovvio, essendo la zona più industrializzata del paese.

Alla luce di questi numeri mi chiedo cosa aspetti il governo ad annunciare che dovrà reperire nuove entrate perchè di ripresa non se ne parla proprio. A meno d’essere degli imbecilli totali o dei cazzari imbelli che pensano solo ai propri affari, in attesa della resa finale.

Perchè non ci sono molte strade: o si cresce alimentando le entrate fiscali, o si riduce il debito pubblico con i tagli alla spesa, o si introducono nuove tasse.
Oppure l’Italia fallisce.

Non credete a chi vi illude che esistano ricette miracolose. Siamo vicini alla resa dei conti.