ALTO GARDA – I sindacati protestano contro le coop per le pulizie

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Nei giorni scorsi le delegate e i delegati del settore pulimento/multiservizi di Filcams Cgil e Fisascat Cisl del Trentino si sono riuniti presso la sede della Cgil a Trento per fare il punto in merito allo stallo che sta vivendo il confronto per il contratto integrativo territoriale.

Garda sindacati pulizie“L’impegno non rispettato dalle controparti dopo il primo incontro di fine aprile di rivedersi entro fine maggio per iniziare la trattativa, è stato al centro della discussione, nonostante l’arrivo in extremis di una mail a nome delle parti datoriali che propone di sedersi al tavolo entro i primi di luglio – spiegano i una nota i sindacalisti Luigi Bozzato (Filcams Cgil) e Milena Sega (Fisascat Cisl) -. Se si tratta di genuina volontà di ripresa di dialogo o di strumentale tentativo dilatorio lo sapremo soltanto dopo aver fissato la data e svolto l’incontro. Rimane però il fatto che questa offerta, pur essendo sospetta nei tempi, perlomeno apre la discussione”.

“Al centro della discussione tra i delegati anche l’arrivo in Trentino di cooperative, o sedicenti tali, che portano in dote contratti non firmati dai sindacati confederali, ma da sindacati di comodo e utilizzati intanto per la pulizia di tanti alberghi del Garda, che producono una forma di dumping salariale abbassando il costo del lavoro, e quindi dei salari, anche di un euro l’ora.  Un fenomeno su cui Filcams e Fisascat hanno già iniziato a lavorare e che verrà portato all’attenzione delle controparti finché è ancora allo stato embrionale e prima quindi che assuma dimensioni incontrollabili”.

“A fronte dei proclami dei presidenti della Cooperazione Diego Schelfi e della Confindustria Paolo Mazzalai contro gli appalti definiti dal primo “porcheria” o contro le istituzioni immobili che danneggiano i lavoratori, evidenzia invece proprio un loro disinteresse verso le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori del settore. Parte degli anticorpi per curare gli appalti “porcheria”, per esempio, sta proprio nella piattaforma presentata che, unita ad una rivisitazione dell’Atto di indirizzo sugli appalti firmato nel 2010 dalle parti sociali che lo renda esigibile sanzionando chi lo disattende, potrebbe arginare i fenomeni di autentica “pirateria” negli appalti stigmatizzata più volte in passato”.

“Nel caso di disponibilità ad affrontare tutti questi nodi ci auguriamo prenda l’abbrivio un percorso di confronto che permetta di arrivare ad un accordo, in caso contrario non mancherà la risposta e la mobilitazione dei lavoratori. Non può passare sotto silenzio il fatto che, in questo settore, un decremento delle ore di lavoro per tagli di spesa o economie dovute alla “spending review” non è mai mitigato da una qualche forma di ammortizzatore sociale, ma si traduce sempre e comunque in una decurtazione salariale”.