MILANO – Parcheggi davanti a garage e ingressi privati. Rischi 4 anni di carcere

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Quante volte ci è capitato di trovare l’ingresso del garage o della propria casa bloccato da un’altra auto, ma dopo la sentenza in questione della Suprema Corte, tutti quegli automobilisti indisciplinati ci penseranno due volte prima di ripetersi perché possono essere condannati per il reato di “violenza privata” e rischiare fino a quattro anni di reclusione.

Divieto sosta ingressoIn tal senso – si legge in una nota diffusa dallo Sportello dei Diritti presieduto da Giovanni D’Agata – persuade ad evitare comportamenti del genere la sentenza della quinta sezione penale della Corte di Cassazione 28487 del 2 luglio scorso che ha preso in esame il caso di chi blocca l’ingresso al garage del proprietario come persona offesa impedendole di parcheggiare la sua auto. I giudici di Piazza Cavour sulla scia di precedenti per casi simili hanno rilevato che il comportamento integra il reato di cui all’articolo 610 del Codice Penale in quanto la “violenza privata” si identifica in qualsiasi mezzo idoneo a privare coattivamente l’offeso della libertà di determinazione e di azione.

Nella fattispecie, i giudici del Palazzaccio hanno rigettato il ricorso di un 60enne contro la condanna a 2 mesi e 15 giorni di reclusione e al risarcimento del danno da parte della Corte d’appello di Catanzaro, perché la corte di merito aveva riconosciuto la sussistenza del reato in quanto con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso con violenza consistente nel parcheggiare la propria auto in modo tale da bloccare il passaggio alle auto in uscita e in entrata dal garage costringendo il proprietario a non poter parcheggiare.

I giudici di legittimità, rilevando la sussistenza degli estremi del reato per cui era stato prima imputato e poi condannato, hanno ribadito il principio secondo cui “integra il delitto di violenza privata (articolo 610 Cp) la condotta di colui che parcheggia la propria auto in modo tale da bloccare il passaggio impedendo alla parte lesa di muoversi, considerato che ai fini della configurabilità del delitto in questione, il requisito della violenza si identifica in qualsiasi mezzo idoneo a privare coattivamente l’offeso della libertà di determinazione e di azione”. Gli ermellini – conclude D’Agata – hanno sottolineato come già con la sentenza 21779 del 2006 era stato condannato con un precedente analogo colui che aveva parcheggiato l’auto in maniera da ostruire l’ingresso al garage condominiale rifiutandosi di rimuoverla nonostante la richiesta della persona offesa.