Berlusconi, i magistrati, la politica

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Non è una bella pagina quella scritta nell’aula di Tribunale di Milano, dove Berlusconi è stato condannato in primo grado a sette – dicasi 7 – anni di galera e all’ergastolo politico.

cavDella sua vita privata – ormai – si sa praticamente tutto. E “l’opinione” che ciascuno ne può avere dipende da quanto siamo o meno bacchettoni. Ammesso e non concesso che sia giusto “avere un’opinione” sulla vita privata di una persona. Personalmente me ne frego. Ma quell’anziano signore che ho sentito mentre attendevo che mia moglie terminasse la visita oculistica per il rinnovo della patente non la pensava come me: “ …hanno fatto bene a condannarlo, quel delinquente, con tutto quello che ci ha fatto penare….” E questa è la versione tradotta in lingua italiana dal vulgo dialettale e un po’ caciarone.

Nel mentre sentivo quelle parole – e riflettevo sulla vicenda – un improvviso scoramento mi ha fatto capire che, per questo nostro sfortunato paese, non ne usciremo più.

Ormai anche nella coscienza popolare – almeno di una buona metà della popolazione – è radicata la convinzione che il male dell’Italia sia Silvio Berlusconi. Nell’altra metà è radicata la convinzione contraria.

E questa è la vera tragedia italiana: che intorno alla figura di un imprenditore che si è dato alla politica ruoti da circa vent’anni la storia di una nazione.

Lui ha operato in tutti i modi perchè fosse così. I suoi avversari politici anche. Con buona pace per la costruzione di una vera alternanza politica nella gestione della cosa pubblica. E l’opinione pubblica ha seguito il filone tracciato dai politici. Nella coscienza popolare si è instaurato in pari misura un amore o un odio verso un uomo che ha dichiarato guerra – e a cui è stata dichiarata una guerra – ad una parte – e da una parte – della magistratura, la più politicizzata.

Da lui ci si attendeva – vent’anni fa – ampie riforme liberali e liberiste che non è mai stato capace di fare, anche quando ne aveva la forza dei numeri in parlamento. Dalla controparte politica ci si attendeva una sfida leale sul terreno democratico e un tentativo di proporre una diversa visione della società.

Non abbiamo mai visto nulla di tutto questo.

Per contro abbiamo assistito – in pari misura – a dimostrazioni di una “volgarità politica” e di una “voracità famelica” che tutti ricordiamo senza distinzione di sorta.

imagesQuesta forma di Repubblica parlamentare è arrivata al capolinea con la sua classe politica ormai non più credibile. Agli ultimi ballottaggi – non ricordo in quale città – per l’elezione di un sindaco ha votato il 19% – dicasi diciannovepercento – degli aventi diritto al voto. Ma chi rappresenta quel sindaco? E se andiamo avanti a forza di scandali e ruberie o a forza di questa fatale inconcludenza decisionale arriveremo a queste percentuali anche alle politiche.

Cosa fare? Francamente non saprei, non faccio il politico. Certo è che temo periodi di lacrime e sangue. E non saranno sempre e solo i soliti disperati.