ESINE – Ecco la mostra fotografica “Fare cibo” di Slow Food

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L’inaugurazione è fissata per domani, sabato 22 giugno, alle ore 15, presso la stazione di servizio La Sosta. La mostra è curata da Slow Food della Valle Camonica, con la collaborazione della Comunità Montana, del Parco dell’Adamello, del Gruppo Ristoratori della Valcamonica, della Cooperativa Cissva, del Consorzio per la tutela dei vini Igt, del Consorzio della Castagna, dell’Associazione produttori agricoli della Valle Camonica, della Forneria Paticceria Salvetti e dell’Agriturismo Le Frise.

Valcamonica Fare ciboL’allestimento e la grafica sono curati da Andrea Stefani e la mostra ospita gli scatti di Fabrizio Ferri. Nato il 21 febbraio del 1963 a Brescia è docente di fotografia alla LABA (Libera Accademia di Belle Arti) di Brescia e docente di tecnica fotografica all’Istituto C. Golgi (grafico pubblicitario) di Brescia. Sin dalla fine degli anni 80 si è occupato di fotografia artistica e commerciale (moda) passando dalla mansione di fotografo a quello di stylist e artbuyer per importanti agenzie pubblicitarie nazionali e internazionali. Particolarmente interessato alla fotografia antropologica, nel 2007 con le trilogie fotografiche “soggetto”, ha interpretato l’anima in dissolvimento del mondo rurale; ha realizzato un film-documentario sulla sostenibilità del pianeta, e una serie di immagini sul popolo tibetano dopo aver recentemente intrapreso un viaggio in Nepal e Tibet.

La mostra ha come protagonista il cibo: come ha scritto nella locandina dell’evento Beatrice Capitanio, nella storia dell’umanità la produzione del cibo, la sua conservazione e la sua distribuzione hanno costruito un immenso patrimonio di conoscenze, trasmesso nel tempo e nello spazio e oggetto di costante mutamento per garantire adattabilità ed efficienza. Conservare memoria e trasmettere queste conoscenze da generazione a generazione è un metodo efficace per non commettere errori già compiuti da altri, ma anche condizione primaria per scoprire nuove frontiere e nuove opportunità. Per secoli queste conoscenze sono state uno dei principali elementi caratterizzanti delle comunità: le donne, i contadini e gli anziani erano i principali depositari e trasmettitori di questi saperi.

Valcamonica FerriProdurre cibo per sé stessi e per il prossimo è il modo più puro e completo di rimettere al centro della propria vita il cibo, inserendosi armonicamente nei sistemi naturali, interagendo con essi con rispetto per preservarli e farli evolvere, ricavandone il necessario sostentamento e una gratificazione che pochi lavori al mondo possono eguagliare. L’uomo è così diventato protagonista nel produrre e nel trasformare la materia, prima con il suo saper conoscere e rispettare la Natura, poi con il saper valorizzare ciò che la Natura gli ha offerto attraverso regole di dosaggio, mescolamento, impasto. Il cibo è ciò che ci dovrebbe ricordare ogni giorno che siamo parte della Natura, che le apparteniamo, che siamo dentro di essa, nel più grande sistema vivente. Slow Food si batte affinché le economie locali di piccola scala rimangano luoghi di diffusione e conservazione della conoscenza, di formazione d’identità, di affermazione degli individui e delle comunità. Per tenere fede a questi ideali la Condotta Slow Food di Valle Camonica si impegna a difendere, riscoprire, diffondere e valorizzare il mondo agricolo camuno, con il nobile fine di restituire l’orgoglio e la dignità al lavoro agricolo, uno dei più utili, delicati, importanti e fra i più belli che esistano.

Nasce da tali riflessioni l’idea di una mostra fotografica capace di dar voce agli artigiani del cibo che giorno dopo giorno tramandano con passione la nostra storia. Il fotografo Fabrizio Ferri fa parlare le loro mani, ci restituisce i loro gesti, intraprendendo un viaggio nelle realtà agricole camune e raccontando il passaggio dall’azione manipolatoria della materia al prodotto finito. La fotografia, in quanto rappresentazione, produce uno stato evocativo delle azioni tra soggetti e oggetti, cogliendo esperienze soggettive che si muovono nello spazio e nel tempo.

Le cose appaiono a noi come per caso, così che nell’apparire favoriscono un’unità di esperienza che è contenuta nel reale. Fabrizio Ferri con la sua opera ci mette di fronte ad una scelta, ci chiede di accogliere una riunificazione tra l’oggetto reale concreto, cioè “il fare cibo”, e l’oggetto mentale. L’esperienza che ognuno elabora da sé, nel proprio campo dialettico, ci viene offerta da Ferri come uno scambio con chi lavora e ciò permette di evocare in noi le loro azioni, che sono il senso profondo del “farecibo”.