SALÒ – Dati dai Cc al principe di Savoia: caso in archivio

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La sede distaccata di Tribunale di Salò è stata teatro del processo a Vittorio Emanuele di Savoia: la maxi inchiesta è stata aperta nel 2006 dalla Procura di Potenza, che aveva aperto un fascicolo per i reti di corruzione e sfruttamento della prostituzione. In modo particolare al Principe veniva contestata la gestione di un mercato del rilascio di nulla osta per videogiochi ed altri apparecchi elettronici utilizzati per il gioco d’azzardo e di aver reclutato prostitute da offrire ai clienti di un casinò.

Salò processo PrincipeAlla fine dell’iter processuale, il Principe venne scagionato da ogni addebito e nei giorni scorsi, dinanzi al Tribunale di Salò, sono state decise le sorti dei due carabinieri indagati per aver girato dati riservati a Vittorio Emanuele di Savoia, Dino Dusatti ed Emanuele Marini, assistiti dall’avvocato Luigi Frattini. In modo particolare, il giudice Raffaella Mendez ha accolto la richiesta dei difensori degli imputati e, di conseguenza, è stato pronunciata sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione. Per la precisione, i due sottoufficiali erano accusati di aver acquisito e utilizzato abusivamente le informazioni custodite negli archivi informatizzati del Centro elaborazioni dati del ministero degli Interni. Secondo la pubblica accusa, l’accesso era stato eseguito attraverso il sistema Sdi per verificare l’esistenza di procedure giudiziarie pendenti su altre persone coinvolte nell’indagine. E una volta raccolte le informazioni, secondo la tesi dell’accusa, i due carabinieri le avrebbero girate a Galazzi, che a sua volta avrebbe ragguagliato Gian Nicolino Narducci collaboratore di Vittorio Emanuele di Savoia.