BRESCIA – Redditometro: sì da fisco, no da italiani e giudici

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Il Tribunale di Napoli, con l’ordinanza del 21/02/2013, ha aperto la prima breccia: il nuovo Redditometro è da considerarsi“illegittimo” e “radicalmente nullo”, poiché emanato al di fuori di quanto previsto dalla Costituzione e dalla normativa comunitaria (lesione del diritto a gestire il proprio denaro, del diritto alla vita privata e del diritto di difesa). Qualora, poi, l’esito dello strumento sia favorevole al contribuente, lo stesso dovrebbe essere applicabile anche retroattivamente (comm. trib. prov. Reggio Emilia n. 74/02/13, comm. trib. prov. Pistoia n. 100/2/13), nonostante Equitalia sia di opinione contraria.

redditometroSmantellati anche i collegamenti fra società e soci: l’incoerenza del reddito dichiarato dal socio rispetto al redditometro non può giustificare la pretesa sulla società, in quanto potrebbe fondare solo un eventuale accertamento sintetico in capo alla persona fisica (comm. trib. reg. Lombardia, n. 12/45/13).

Smontato infine il metodo di accertamento basato sul redditometro: si tratterebbe di un abuso di diritto poiché impone l’applicazione astratta di indici e coefficienti che determinano un valore presunto di reddito non supportato dalla ragionevolezza (comm. trib. prov. Torino n. 39/04/2013).

Il fisco – replica l’Agenzia delle Entrate – non verrà veramente a controllare gli scontrini fiscali del ristorante o del parrucchiere, non bisogna veramente conservare gli scontrini, perché solo quando ci sarà un grande discostamento tra le spese dichiarate e il reddito dichiarato, verranno applicate, come riferimento, le spese medie stabilite dall’ISTAT. Quindi – ribadisce l’Amministrazione – solo in fase di contradditorio. In pratica e per riassumere, nell’applicazione del redditometro si partirà da spese certe cioè da spese che sono in dichiarazione perché indicate dal contribuente ed in possesso dell’Agenzia delle Entrate per volontà stessa del contribuente. Non c’è alcuna violazione della privacy perché i dati sono in anagrafe tributaria e perché il contribuente ha deciso di inserirli in dichiarazione al fine di chiederne la detrazione dal reddito per ridurre il reddito stesso e quindi pagare meno tasse, ma se deciderà di non inserire alcuna spesa, l’Amministrazione nulla saprà al riguardo della vita privata del contribuente”.

Peccato che all’Agenzia non si sia tenuto conto di una variabile incontrollabile: la crisi economica. E neppure dell’aumento delle tariffe, del costo della vita, delle spese correnti. Insomma, non si tiene conto che gli italiani, quelli onesti, fanno fatica ad arrivare a fine mese. E che già alla terza settimana, per quelli a busta paga, è roba da ingegneri riuscire a far quadrare il pranzo con la cena.

 

1 Commento

  1. uno dei motivi secondo i quali gli italiani nonm comprono le auto ,le case perche’ il fisco non accetta che i soldi vengano dai parenti amici sotto forma di regali ed altro

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