Il voto, la politica e la vita quotidiana

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E’ molto che non torniamo a commentare i fatti della vita politica ed economica nazionale.

elezioni_comunaliLo facciamo in occasione dei questa tornata elettorale dei ballottaggi in molte città italiane tra cui la nostra: Brescia.

A quest’ora del pomeriggio, le 16 circa, pare un vero tracollo del centrodestra e una vittoria – al netto dei numeri – ma contando i sindaci vincitori, per il centrosinistra. E lasciamo stare la Lega e gli altri partiti o partitini: spariti.

Ma l’evidenza preoccupante a tutti – tranne, forse, che ai politici – è l’ulteriore calo dei votanti.
La disaffezione per una politica che non sa rinnovarsi, il distacco dai partiti che non hanno saputo rinunciare immediatamente all’odiato finanziamento pubblico è palese. La rabbia della gente che fatica ogni giorno di più a far quadrare i conti, dei piccoli imprenditori e dei commercianti – indicati criminosamente da Monti come il male assoluto dell’Italia perché “tutti evasori” – sta diventando incontenibile.

Ad Ercolano un fioraio a cui era stata negata un’autorizzazione si è dato fuoco e gettato dalla finestra dello studio del sindaco del paese. Diranno che era un folle o un disperato. Intanto i commercianti del luogo assediano il palazzo del municipio. Se – anziché dire che era un folle – la politica si interrogasse su questi episodi e capisse che la disperazione economica amplifica le reazioni emotive della gente andremmo sicuramente verso un orizzonte più incoraggiante. Magari verso la comprensione di ciò che stiamo dicendo in tanti da molto tempo: è necessario semplificare, anche a costo di creare qualche spazio per la furbizia dei singoli, ma lasciando maggiore libertà di intraprendere, di aprire nuove attività e creare lavoro giovanile e femminile.

Le chiacchiere dei nuovi governanti sono rimaste – appunto – chiacchiere. Cosa ha fatto in più di 60 giorni il governo Letta? Ha rimandato il pagamento dell’Imu e – forse – dell’Iva. Ma state sicuri che prima o poi arriveranno anche queste gabelle.

Intanto tutti, e dico tutti, i dati economici sono negativi. Il pil ha segnato il meno per 20 volte consecutive. Il potere d’acquisto delle famiglie è al minimo da sempre. La disoccupazione sale soprattutto tra i giovani.

Tutto normale. Ma fino a quando? Dovremo attendere altri spari per strada prima che i politici si diano davvero una mossa? Parlando con la gente che incontro per strada – e ascoltare, capire e diffondere è anche una parte del nostro bellissimo lavoro – ho l’impressione che siamo davvero molto vicini ad un punto di svolta nella infinita pazienza dei cittadini. Cosa succederà? E in quanto tempo? Non lo so dire. Faccio lo scrivano e non il chiaroveggente. Ma vedo – chiaramente – che il tempo del “cazzeggio politico” sta per finire.

Se non si affaccia una nuova classe dirigente, capace di dare risposte concrete ai problemi reali che la vita pone a tutti noi, la vedo veramente dura.

Intanto attendiamo gli esiti finali del voto e poi ne riparliamo