I risultati del voto a bocce ferme

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A quest’ora, le 18 circa, gli esiti finali del voto sono arrivati. Con la conferma della botta finale al centrodestra che perde tutte le amministrazioni che governava e della vittoria del centrosinistra, nonostante bossi-berlusconise stesso. La Lega? Persino lo sceriffo Gentilini – da Treviso – ci avvisa che è finita un’era.

Se ripensiamo a tutti gli scandali e a tutte le ruberie recenti e passate verrebbe da dire “e meno male che è finita”.

Il punto è che non basta. Perchè le regole del gioco sono rimaste le stesse e, se non cambiano quelle, ho l’impressione che il detto secondo il quale “l’occasione fa l’uomo ladro” ci costringerà a vederne ancora “delle belle”.

Comunque sia – ad oggi – l’unico dato certo è che ha vinto l’astensionismo. Chissà se davvero i politici proveranno a dare una risposta in merito. Noi ci proviamo.

E secondo me la risposta più ovvia è che il sensire comune dei cittadini è, più o meno, quello di chi pensa che il voto del popolo conta nulla o quasi. Che “democrazia partecipativa” sia affondatiormai una frase vuota perchè – nei fatti – quel che resta di ‘democrazia’ sono i dibattiti e i convegni pubblici assolutamente inconcludenti; perchè tanto le decisioni sono state già prese “altrove”: non solo rispetto alla scelta della ‘maggioranza’ che governa, ma anche rispetto alla scelta dell’opposizione! Un “altrove” lontano dal sentire comune, dagli interessi della gente, dai problemi reali del quotidiano vivere. La frattura – insomma – tra i partiti con i loro programmi e il corpo elettorale è sempre più ampia e profonda e l’immagine che il cittadino ha del Paese reale è quella di un sistema supino e corrotto dai poteri forti – si chiamino Bilderberg o Trilaterale – rispetto al Paese ideale che desidera la gente.

Scrive oggi su “Huffington Post” Carlo Patrignani: “Sono le continue delusioni e mancate promesse il frutto amaro dell’astensionismo: se lo si vuole affrontare e tentare di risolvere, riguadagnando la fiducia della gente, c’è bisogno di ‘una rivoluzione culturale e politica’ che abbia quale punto cardine l’interesse reale per gli altri, per la gente, per la sua crescita non solo economica ma personale, che voglia e sappia non solo a parole coniugare libertà ed uguaglianza, e di una classe politica culturalmente preparata, onesta, intransigente come lo erano quei comunisti e socialisti liberali ed eretici.”
Si può non essere d’accordo? Certo, poi anche quella classe politica generò tangentopoli, ma questa è un’altra storia. E’ la storia delle ragole da riscrivere, come dicevo all’inizio