MARCHENO – Mayor gremeza il mund no pothevela ancor aver

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Nell’ambito della trentesima edizione del Progetto teatrale per la Valle Trompia “Proposta ’13”, in scena lo spettacolo “Mayor gremeza il mund no pothevela ancor aver” con Franca Ferrari. Maymor gremeza è il nome con quale si identifica un manoscritto trovato nel 1980 a Bovegno e si tratta della più antica testimonianza scritta da un bresciano. In modo particolare, nella primavera del 1980, a Bovegno, frazione Castello, durante i lavori per la ristrutturazione di una casa nel centro storico, sotto la base di una colonna lignea che sosteneva il trave di colmo del tetto fu casualmente rinvenuta una piccola pergamena, polverosa e male conservata; poco lontano, tra il pilastro appena citato e il muro che formava l’imposta dei volti al piano terra si rinvenne un libretto membranaceo di modeste dimensioni, incompleto nelle pagine.

MarchenoTale pergamena, dalle dimensioni di 77×223 millimetri, contiene un breve scritto inerente una procura datato 10 maggio 1355. Tale atto venne redatto da Bortolino Benolchini, notaio ben conosciuto e citato in alcune carte del Comune di Bovegno risalenti ad un periodo compreso tra il 1347 e il 1358. Il fascicoletto invece è relativo a una di quelle composizioni di carattere religioso che vanno sotto il nome generico di laude. Il testo è costituito da due parti, consequenziali, una sorta di breve introduzione di carattere morale, priva di un foglio, quasi una guida del buon cristiano; a questa prima sezione segue una breve invocazione a Dio e alla Madonna e inizia poi la Passio Christi vera e propria con il tradimento di Giuda, il processo davanti a Pilato, la crocifissione e l’agonia . Una buona parte della composizione, forse la più toccante, è dedicata al lamento della Madonna ai piedi della croce, testo purtroppo interrotto proprio sul lamento di Maria.

Lo schema e l’andamento della lauda seguono canoni ben conosciuti e tipici di queste composizioni. Un elemento interessante è dato dalla lingua, dialettale, con insolite commistioni di vocaboli colti “tradotti” in dialetto, ma sostanzialmente inusuali alla tradizione linguistica locale e parole che invece hanno una maggiore assonanza con il linguaggio valtrumplino. Questo genere di poemi si prefiggevano di diffondere tra il popolo testi evangelici o liturgici che difficilmente sarebbero stati accessibili a popolazioni in gran parte analfabete.

Il dialetto e la scrittura del trecento sono ovviamente molto diverse dalle attuali, ma se lette attentamente, sono comunque riconoscibili, se non a tutti, almeno ai pochi conoscitori del locale dialetto.
L’appuntamento è fissato per venerdì 7 giugno alle 21 presso l’Auditorium della Scuola Media Bertussi di via Madonnina 24 ad ingresso gratuito e lo spettacolo viene proposto, in occasione del Quattrocentesimo Anniversario del Santuario di Marcheno dedicato all’Annunciazione e chiamato popolarmente “Madonnina”, dall’Associazione treatro terrediconfine.

La recitazione di frammenti di una passio del XIV secolo si mescola a poesie sulla Vergine e alle strofe di canti religiosi della tradizione della Valle Trompia. Un coro di donne, rimando di processioni di paese, compie un percorso gestuale interagendo con l’attrice principale. Una Madre, quasi divinità arcaica, che si commuove sulla perdita del figlio come tante altre madri davanti alla crudeltà dell’esistere.