ALTO GARDA – Problema cinghiali: scrive Zattoni consigliere di Magasa

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Sul problema dei cinghiali, che da ormai troppo tempo interessa l’Alto Garda, si è pronunciato Paolo Zattoni, consigliere comunale a Magasa con delega all’ambiente, con una lettera pubblicata su Bresciaoggi e riportata di seguito:

“Con il Protocollo d’Intesa per la Gestione del Cinghiale firmata il 19 aprile 2013 tra Comunità Montana Parco Alto Garda e Provincia di Brescia, si è diviso il Parco Alto Garda in 2 zone. In Zona 2 verso il lago è ammessa la caccia al cinghiale solo con l’uso del segugio, cioè con braccate e girate. In Zona 1 più a nord (malghe e prati) è vietata la caccia al cinghiale e sono ammessi solo interventi di contenimento ad opera della Polizia Provinciale, che può avvalersi della collaborazione di cacciatori abilitati. Tale soluzione è negativa specialmente per le malghe, prati-pascoli e seminativi compresi in Zona 1, in quanto vietando la caccia con carabina ai cacciatori di selezione, ci si affida solo ai contenimenti, come già avviene attualmente.

Alto Garda cinghialiLa situazione è già disastrosa e sotto gli occhi di tutti, i contenimenti sono rarissimi, sia per la poca disponibilità di tempo delle guardie provinciali (che sarebbe giusto facessero vigilanza e non prelievi di animali), sia per la netta contrarietà del C8 che anche durante l’ultima assemblea dei cacciatori del 30 aprile scorso ha attaccato duramente la Comunità Montana e il suo Tecnico Faunistico. Ad oggi il prelievo di cinghiali in Alto Garda, pur con numeri considerevoli, si effettua per soli 2-3 mesi all’anno, permettendo che per il resto dell’anno questi animali scorazzino per il territorio ed effettuino i numerosi danni ormai noti, cioè prati-pascoli distrutti, difficoltà a sfalciare il fieno, oliveti e castagneti divelti, orti e giardini rovinati.

Grave colpa del C8 (comitato di gestione dei cacciatori dell’Alto Garda) è di aver favorito l’espansione del cinghiale procacciandolo come caccia del futuro e proponendo la carne Doc di cinghiale in Alto Garda. Si è trascurata la gestione globale della fauna tipica alpina, quali cervo, capriolo, camoscio, galliformi, lepri, coturnici, francolini… che oramai sono ridotti a densità al limite della sopravvivenza. Il cinghiale, che è onnivoro, in primavera si nutre oltre che di tuberi e radici, insetti e larve, anche dei nuovi nati di selvaggina, come i piccoli di capriolo, e distrugge pure le nidiate di galliformi alpini. Dopo di che ara sistematicamente prati e malghe fino a rendere il territorio inadatto al pascolo e alla fienagione.

La Comunità Montana, pur avendo concluso un importante accordo con Ersaf sul contenimento dei cinghiali ma solo per quanto riguarda la porzione di Parco Naturale Integrale, sa benissimo che gli interventi di contenimento che si andranno ad effettuare con i propri operatori in questa area saranno di entità minime, in quanto il cinghiale frequenta tali zone in modo sporadico, perché inospitali e molto spesso rocciose. Tutti sanno che i cinghiali stanno per lo più nei prati pascoli e nelle colture, dove effettuano i maggiori danni e dove la competenza del prelievo venatorio è della Provincia e del C8.

Inoltre la Comunità Montana, su pressione dei sindaci e degli agricoltori, nonché in osservanza dei regolamenti delle Zps, ha dichiarato il Parco Alto Garda zona non idonea alla presenza del cinghiale, ma si è battuta ed ha ottenuto con successo che anche in Zps possano continuare i prelievi venatori con l’uso della braccata, cioè dei segugi, che in effetti risulta molto utile per il prelievo dei cinghiali in zone boscose.
Purtroppo, in cambio, non è riuscita ad ottenere la caccia di selezione al cinghiale con carabina da giugno a dicembre, come prevede la legge Regionale e come indicato da Ispra, ciò per contrarietà del C8 e dell’Assessorato alla Caccia della Provincia di Brescia. La Comunità Montana infatti aveva espresso alla Provincia che si aumentasse il prelievo dei cinghiali in tutta l’area del Parco, allungando il periodo venatorio.
La Legge Regionale N°4 del 22 febbraio 2007, mai recepita dalla Provincia di Brescia, permetterebbe la caccia di selezione al cinghiale già dal 1° giugno di ogni anno, e quindi di intervenire sui prati-pascoli e sulle malghe proprio quando il cinghiale effettua i maggiori danni.

Con questo nuovo protocollo d’intesa purtroppo non cambia niente, e prati pascoli di montagna saranno continuamente distrutti da mandrie di cinghiali senza controllo.
L’auspicio è che la Comunità Montana Parco Alto Garda riveda al più presto il protocollo sul cinghiale firmato il 19 aprile, convocando la sua Commissione Faunistica e proponga le correzioni, non solo per un corretto prelievo venatorio del cinghiale, ma anche e soprattutto per la salvaguardia delle ultime specie pregiate alpine, ormai ridotte a densità al minimo della sopravvivenza”.

Paolo Zattoni